@ Pina Longobardi | Sei Periodico

Lei è nata in un paesino a pochi chilometri dal Castello di Dracula, è una modella internazionale sempre pronta a sfilare tra Parigi, Londra, New York e persino le dune del Sahara, ama i napoletani, la pastiera di grano e la pizza fredda a colazione.
Andreea qual è stato il tuo primo incontro con la moda?
Ho cominciato a 15 anni per un concorso di bellezza organizzato da mio zio ma io ero una giovane liceale che militava nella squadra nazionale giovanile rumena di pallamano, la moda è stato un incidente di percorso.

Nata in Transilvania ma giovanissima ti sei trasferita in Italia perché proprio il nostro paese?
Dopo il divorzio dei miei ho seguito mia madre che aveva deciso di trasferirsi in un altro paese, lei aveva conoscenze in Italia e la vostra lingua era facile da imparare. Io mi ero appena affacciata al mondo della moda e l’Italia è una buona piattaforma di lancio per una modella, mia madre pensò che questo era un paese che offriva molte possibilità e prese la decisione di trasferirsi qui con noi.

Nel tuo paese vanti ben due lauree una in comunicazione e un’altra in giornalismo che ne pensi del giornalismo italiano?
L’informazione in Italia non sopporta tutte le rigidità che s’incontrano nel mio paese natio, qui i giornalisti esercitano con professionalità e passione, purtroppo i media principali vivono sotto l’influenza del potere politico che tende a condizionare l’informazione. Tuttavia il giornalismo è ok perché è esercitato in un paese libero e democratico.

Hai mai pensato di diventare giornalista?
Anche se comprendo e parlo sei lingue tra cui l’italiano, sarebbe difficile mettermi in gioco in Italia soprattutto per una questione di accento e di poca cultura. Avrei dovuto dedicarmi a studi più approfonditi sulla lingua e sulle vostre radici per esercitare seriamente.

Non credi che oggi la professione di modella sia un po’ inflazionata?
Purtroppo si! Ormai basta avere un viso carino e un programma di fotoritocco, cambiare il proprio stato da studentessa a modella e il gioco è fatto! Questo regge un mercato che danneggia la professionalità dei veri fotografi e delle vere indossatrici. Nella realtà il successo di un marchio di moda è retto non solo dalle creazioni in se e per se ma anche da mannequin professioniste che costano, dai fotografi che sanno lavorare con le luci e non in post- produzione che costano, insomma il mondo dell’alta moda costa e questo le maison dell’haute couture lo sanno ma chiediti perché investono tanto per le loro creazioni? Perché l’arte è un’emozione che ha il suo prezzo, il resto è commercio!

Parliamo dello “Swiss Fashion World” che ti vede in una veste particolare quest’anno?
Questo è un bellissimo progetto della CNMS, New Generation Designer “Made in Switzerland” il cui presidente è il fotografo Franco Taranto, italiano di nascita e svizzero di adozione, che da la possibilità a giovani stilisti di varie nazionalità di esprimere il proprio talento. È una vetrina diversa, un incontro di moda tra un mix di nazionalità che mi attrae tantissimo, ho vestito i panni di “Madre Helvetia” su territorio italiano per aprire la 2a kermesse romana di un progetto di moda che è alla sua 10a edizione mondiale.

Tra i tuoi prossimi appuntamenti di moda c’è l’Africa Fashion Gate di che si tratta?
C’è ancora tanto razzismo nel mondo della moda e con questo progetto Nicola Paparusso, segretario generale di Afg, si propone di favorire lo sviluppo sociale e culturale dell’Africa attraverso la moda e l’arte. Le modelle nere vanno integrate e l’obiettivo di questo evento è quello d’incentivare lo sviluppo sociale e culturale dell’Africa attraverso la moda e sensibilizzare lo show system ad una moda sempre più integralista.

Parlando di passerelle tu ami più le quelle francesi, precorritrici della moda eccentrica e anticipatrici di nuove tendenze o quelle milanesi che sono sempre più spesso anche un’occasione di mondanità?
In realtà mi sento a mia agio ovunque, Parigi rappresenta l’haute couture per eccellenza mentre Milano esalta l’estro creativo di abiti talvolta indossabili solo in passerella ma che fanno in tema di stili e colori. Io sono un’indossatrice, do vita agli abiti e non faccio critica di moda.

Dolce e Gabbana quest’estate hanno lanciato un messaggio di qualcosa nella moda che sta cambiando o è stata solo una loro estrosità far sfilare modelle per i vicoli di Napoli?
Dolce e Gabbana hanno dimostrato che la moda può essere indossata ovunque e da chiunque. Hanno festeggiato i loro trent’anni attraverso un simbolo di femminilità e bellezza a cui s’ispirano da sempre per le loro creazioni: Sophia Loren. Loro non seguono le tendenze ma le stabiliscono e forse altre case di moda tenteranno di ripercorrere il successo di questo evento.

Sul red carpet della Mostra del cinema di Venezia le attrici Giulia Salemi e Bella Haddit sono state oggetto di aspre critiche per i loro abiti eccessivi ma quando la moda degenera nel trash?
Parliamo di due modelle abituate ad indossare abiti estrosi, credo non sia stata una scelta cauta non tanto per gli abiti che su una passerella di moda non avrebbero fatto tanto scalpore quando per il contest decisamente non idoneo a certe provocazioni.

A proposito di red carpet, ti stai affacciando al mondo del cinema che progetti hai?
È una carriera che mi attrae e sto approcciandovi, finora ho sperimentato solo piccole parti in diversi film, è un mondo molto diverso da quello della moda ma mi permette di esprimermi in maniera alternativa. Sono entrata a far parte del cast di un film di Max Nardari “Di tutti i colori”, con Tosca D’Aquino, Nino Frassica e Giancarlo Giannini, nel ruolo di una modella viziatissima che entra a far parte di una prestigiosa casa di moda, spero a breve di essere informata che il film è in promozione.

Chiudiamo con un saluto a Napoli e ai nostri lettori?
Amo Napoli e la sua cucina, la pizza la mangio anche fredda a colazione ed è sempre buona, non c’è un posto al mondo dove si fanno dolci sublimi come il babà, la pastiera di grano o il casatiello. Amo i napoletani, gli uomini hanno un timbro di voce caldo e sensuale e anche se non comprendo il dialetto li trovo comunicativi e gioiosi. Un abbraccio a tutti i lettori di Sei Periodico, a presto!

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