© Pina Longobardi | Sei Periodico

Mamma economista, papà maggiore dell’esercito “loro mi hanno insegnato ad essere una persona umile, mi hanno aiutata ad arrivare fino a qui”.

L’ultima cover del 2016 la dedichiamo ad Anbeta Toromani.

Ciao Anbeta benvenuta su Sei, ti stai preparando al Natale?
In realtà non mi sto preparando affatto perché io ed Alessandro siamo impegnati in tournée, troveremo un giorno per fare l’albero nella nostra casa romana ma per Natale saremo a Napoli con la sua famiglia tra il buon cibo e le dolci coccole della nonna ottantenne.

Com’erano i tuoi Natali da bambina a Tirana?
Nel mio paese non si festeggiava a causa della dittatura comunista, perlopiù prevaleva l’ate- ismo quindi niente Natale. Si festeggiava solo l’arrivo del nuovo anno, con tanto di cena di fine anno e pranzo del giorno dopo. I doni li scambiavamo il 1° gennaio era comunque un momento magico anche se posticipato di una settimana. Quando sono arrivata in Italia, ho festeggiato il Natale scoprendo che questo periodo mi tramette serenità soprattutto da quando sto con Alessandro e vivo la famiglia in un’atmosfera di cordialità e amore.

Anbeta e la danza, un amore a prima vista?
No, lo è stata la ginnastica artistica che ho dovuto abbandonare all’età di dieci anni in seguito alla frattura di un braccio che compromise il mio percorso sportivo. Così la mia insegnante di educazione fisica mi spinse a fare un’audizione presso l’Accademia Nazionale di danza, avevo l’età giusta per danzare anche se in cuor mio mi dispiaceva lasciare la ginnastica artistica con cui avevo avuto il mio imprinting. Sono entrata in questo mondo in punta di piedi, ho fatto sacrifici ma mi sono divertita. I miei genitori hanno sostenuto gli sforzi maggiori in questo percorso, quindi i traguardi raggiunti li dedico a loro per ripagarli del loro impegno.

Quanto conta il talento per ballare?
È una buona base per iniziare ma va alimentato e istruito attraverso l’impegno perché da solo non va da nessuna parte.

Quale dovrebbe essere la massima ambizione per un danzatore?
Ci sono dei punti fermi a cui ogni bravo danzatore dovrebbe ispirarsi come conservare i traguardi raggiunti con umiltà, disciplina costante (anche quando sei un’etoile), guardando a se stessi e al proprio lavoro senza imitare gli altri. Ci vuole tanta resilienza per non mollare, per non lasciarsi deludere da certi meccanismi perché quest’arte non è sempre meritocratica, dipende anche dagli incontri che fai e non è detto che chi sta in cima è il più bravo di tutti. Il vero traguardo è danzare senza compromessi, salendo su un palco e se sai di dover ringraziare solo te stesso, i tuoi maestri e chi ti ha sempre sostenuto nel tuo percorso allora lì vivi la soddisfazione vera di aver fatto qualcosa che ti appartiene davvero.

“Giselle”, “Cenerentola”, “Giulietta”, “Coppelia” e tanti altri ruoli a quale di queste protagoniste femminili che hai impersonato ti senti più affine?
Sono affezionata a tutte, quando mi calo in un personaggio ne vivo la personalità interpretandone la storia e le vicissitudini, soffro come Giulietta e divento romantica come Giselle. Non vi è un’eroina che amo più delle altre.

La danza classica in tv in format come “Amici” è una “fabbrica delle illusioni”?
La maggior parte dei ragazzi che vi approdano rischiano di smarrirsi accecati dalle luci della ribalta, se vieni dall’Accademia e pensi che fare “Amici” ti permetta il successo immediato allora stai fomentando le tue illusioni. La notorietà in tv dura il tempo del programma, poi devi insistere sul tuo percorso se vuoi essere un professionista. “Amici” è un’esperienza da vivere con umiltà, pazienza, dopo devi spogliarti da qualsiasi protagonismo, non puoi pretendere di essere un primo ballerino solo perché hai vinto nella tua categoria.

Il piccolo schermo non ti ha compresa?
Sinceramente io non appartengo alla categoria “donna|tv”, ho fatto il mio mestiere così come lo faccio a teatro, senza la pretesa di piacere a tutti. Non cadevo nella trappola delle polemiche e questo in TV non va bene. Dopo annate di danza moderna e letterine vedere un professionista che si esibiva nella danza classica era una cosa strana ma questa è una disciplina seria e, nello show, ci tenevo affinché l’immagine della danza non si snaturasse per rispetto ad essa, ai miei maestri e ai miei genitori.

Che ne pensi degli artisti che utilizzano la loro immagine per lo show business della politica?
Li apprezzerei se fossero in prima linea per difendere l’arte e la cultura, quando ha chiuso il corpo di ballo di Firenze e quello di Verona non ricordo i grandi nomi che ho visto invece a parteggiare per le finalità politiche del paese. Eppure un artista ha il dovere morale di difendere l’arte e la cultura non la politica.

Che rapporto hai avuto con Carla Fracci?
La signora Fracci è una vera “signora” non solo un’icona internazionale della danza. Con me è stata sempre squisita. Due anni fa quando ci siamo riviste per lo spettacolo in suo onore “La vita di Maria”, io facevo la sua sostituta. Accadde che alla fine dello spettacolo mi fece cercare per tutto il teatro solo per regalarmi il bouquet di fiori che era stato preparato in suo onore. Mi ha emozionato tantissimo riceverli dalle sue mani, puoi immaginare il perché.

Mai pensato di appendere le scarpette al chiodo?
Ogni volta che torno sfinita a casa dico scherzosamente a me stessa “Ma chi me lo ha fatto fare?”, in realtà non saprei fare altro, dove vado senza la danza?

Come ti ha corteggiata Alessandro?
Complice è stata la città con i suoi colori, gli odori e la sua cultura, le commedie di Eduardo, il grande Totò, le canzoni di Pino Daniele, la passione della gente, questo è un popolo forte e romantico! Alessandro con me lo è stato tanto; ballavamo nella stessa compagnia ma non in coppia, un giorno mi chiese se avessi mai assaggiato le linguine con l’astice e quando gli ho detto di no mi ha coinvolto nella ricerca di quest’astice. Di lui posso dire che mi ha corteggiata con passione, la stessa passione con cui ama Napoli e quando siamo fuori e gli chie-dono se è italiano, risponde orgogliosamente di essere napoletano.

Per te la danza è…?
Non voglio essere sdolcinata proprio ora, è un’estensione, una seconda pelle, tra le cose più importanti per me.

Chi è Anbeta al di fuori dalle scene?
È tutto quello che ti ho detto finora, non amo molto la mondanità meglio una cena tra amici, un bicchiere di vino, sperimento in cucino e uso come cavia i miei ospiti. Amo fare le pulizie di casa, mi piace curare i fiori, amo l’arredamento e se non avessi danzato avrei fatto l’arredatrice o la venditrice di pane, ricordo l’odore del pane nel mio paese, il pane appena sfornato mi fa tornare bambina.

Come saluti i miei lettori?
Con l’augurio di realizzare ciò che vogliono e che si meritano.

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