Raggiungo Antonio Grosso a Roma, sul set della fiction per Mediaset “Furore”, è giorno di riprese e l’attore mi accoglie in abiti di scena e con un bel sorriso disarmante. Ha voglia di lasciarsi fotografare e di raccontarsi.


Quando hai capito che la tua strada sarebbe stata il teatro?

Dirti che é cominciato tutto per gioco sarebbe una risposta scontata, invece io ho studiato e frequentato prima la Scuola “Teatro Azione” di Roma fino a laurearmi in Disciplina, arte, musica e spettacolo con indirizzo Sceneggiatura, poi ho seguito gli studi di canto dalla soprana M. Amato e infine mi sono iscritto al Laboratorio di Sceneggiatura Cinematografica diretto da M. Gaudioso. Sono dell’idea che a teatro devi saper fare tutto, dalle giuste luci di scena fino al secondo prima di entrare sul palco, devi avere occhio per i dettagli se vuoi che il tuo pubblico entri nell’ambientazione della commedia.

Nonni, padre, zio e cugino carabinieri quanto ha influito l’Arma nella tua crescita?
Sicuramente molto, l’ultima piéce teatrale che ho sceneggiato “Minchia Signor Tenente” parla appunto della vita in una caserma in Sicilia di alcuni carabinieri.

Ma è vero che “Minchia signor Tenente” è una piéce ispirata dai racconti di tuo padre?
Si, quanti racconti di mio padre e dei miei nonni, soggetti sottintesi della piéce. Il titolo è ispirato alla canzone di Giorgio Faletti “Signor Tenente”, era il 1994 ed io avevo solo dieci anni e mio padre rifletteva su quanto avrebbe inciso nella gente un testo del genere, una presa di coscienza che contro la mafia bisogna fare tutti quadrato. La regia è di Nicola Pistoia e racconta la storia di un gruppo di carabinieri di stanza in Sicilia che vivono la quotidianità del paese e della loro caserma in serenità, fino a quando… ma il resto lo vedrai e ti assicuro ti divertirai.

Divertirmi? Ma non parli di legalità, lotta al potere mafioso?
Si, il tema è quello difficile della mafia ma io l’ho affrontato con ironia e sensibilità, vedendo le cose da una prospettiva insolita e diversa.

Ci troviamo qui a Roma, dove attualmente sei impegnato sul set di “Furore” una fiction per Mediaset ce ne parli?
Mi dispiace ma è tutto molto top secret, posso solo dirti che è prodotta dalla Ares per la regia di Alessio Inturri è ambientata negli anni ‘60 e che il mio è un ruolo abbastanza rilevante, accanto a personaggi importanti come Giuliana De Sio, Cosima Coppola, Elena Russo e Francesco Testi.

I telespettatori amano ancora la fiction o è un momento di stasi per questo genere?
Credo che ci sia voglia di cam- biare, basta mitizzare il camorrista o il mafioso, rendendolo un antieroe simpatico, è ora per la tv italiana di proporre alternative al classico filone criminale che tiene da qualche anno in avanti.

Essenzialmente teatro o un futuro tra cinema e Tv?
La mia vita è sul palcoscenico, finora non avevo mai avuto modo di fare Teatro a Napoli. Poi, grazie a Lello Radice che è addirittura venuto fino a Roma per conoscermi, posso portare in scena sul palcoscenico stabiese la mia commedia, sono molto felice della mia prima a Castellammare.

Squadra del cuore?
Sempre e solo forza Napoli;

Chi ti ispira tra gli attori di teatro del passato?
Penso ad Eduardo De Filippo, Gasmann, Gian Maria Volontè, Enrico Maria Salerno ma il maestro da cui attingere e trasformare è per me Eduardo perchè abbina il suo modo leggero di recitare ad una drammaturgia imponente. E credo che Troisi sia stato il suo erede.

Scegli tra l’ironia di Totò o le curve della Loren?
Non me ne abbia a male il grande Totò ma gli preferisco le curve della Loren.

Una scena di nudo con?
Micaela Ramazzotti, ma qual- cosa di ironico e nel contempo sensuale come quella mitica tra Mastroianni e la Loren.

A vita sentimentale come stiamo messi?
Non mi lamento, l’amore è vita.

Un saluto ai nostri lettori
Cari lettori venite a Teatro, il teatro è cultura e mi raccomando …leggete Sei Periodico.

Leggi l’intervista anche su: Seiperiodico

Please follow and like us: