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Enzo Avitabile: Musicista nel mondo

Il 2012 è stato un anno di grandi riscontri per lui, “Targa Tenco 2012” e “Premio Lunezia Etno-Music 2012” con l’album “Black Tarantella” un disco cosmopolita: 13 brani di cui 11 duetti con grandi artisti come Pino Daniele, Raiz, Francesco Guccini, Franco Battiato, David Crosby e altri. Per i lettori di Sei periodico, il cantautore e e polistrumentista partenopeo Enzo Avitabile.

Enzo Avitabile “un musicista nel mondo” che mescola e fonde culture musicali diverse come si arriva a tali alchimie artistiche? Studio e determinazione! Oltre a suonare il sassofono mi sono diplomato nella disciplina del flauto. Questo mi ha dato la possibilità di collaborare con i migliori artisti internazionali di pop e rock come Tina Turner, James Browne e tanti altri grandi. Pur non lasciandomi “commercializzare” dallo star stystem, ho sempre amato giocare con suoni e ritmi etnico popolari per rielaborarli per batteria e sequenze ritmiche, creando quell’originalità che mi facesse emergere.

Hai cantato in duetto con Pino Daniele“Ancora tiempo”. C’è ancora tempo per un futuro migliore per Napoli? Io e Pino siamo grandi amici, è bello duettare con un lui. Questa canzone è un mantra di speranza non retorico. Si, credo che c’è ancora tempo per i napoletani.

Nel 1994, dopo l’uscita di “Easy” la EMI ti affibbia l’etichetta di “artista ingestibile”, quanto contano le case discografiche nel successo di un artista?
La Emi mi ha definito così poiché non amo intrusioni dalle case discografiche nel mio percorso musicale. Grazie ad Andrea Aragosa, che ha vissuto profondamente la mia musica ho trovato il giusto sodalizio nella gestione della mia discografia.

In “BLACK TARANTELLA” hai duettato con tantissimi artisti tra cui David Crosby in una delle canzoni vertice del tuo album “E ‘a Maronna accumparett’ in Africa”. L’ennesimo grido dell’Africa affidato alla Madonna?
Si, l’apparazione della Vergine ci fa sperare in un sogno che mette fine alle sofferenze dell’Africa guerra, fame e schiavitù.

Che c’entra Enzo Avitabile con Jonathan Demme, il regista premio oscar del “Il silenzio degli innocenti?
Io e Jonathan ci siamo incrociati per caso. Una sera in auto mentre rientrava a casa ascoltò il programma “New Music From Naples”, stavano dando una mia canzone che lo lasciò ipnotizzato e da quel momento studiò tutto su di me. Era il 2010 e per partecipare come ospite d’onore al Festival di Napoli Jonathan pose come condizione il volermi conoscere. Fu l’inizio di un percorso che ci portò a realizzare “Enzo Avitabile Music Life”, un documentario film presentato quest’anno nella Selezione Ufficiale Fuori Concorso della 69a Mostra del Cinema di Venezia con grande consenso della giuria e del pubblico. Alla chiusura dell’Edizione del XIV Festival del Cinema di Napoli, il film è stato premiato dal Sindaco De Magistris, con tanto di “standing ovation” dalla platea, un momento indimenticabile!

Viaggiatore scapigliato con una valigia piena di strumenti e suoni. Qual è il porto sicuro in cui ritorni e ti ricarichi dopo ogni tuo viaggio?
Nel quartiere Marianella, la terra di Sant’Alfonso, quando sto a casa ritrovo me stesso

Enzo Avitabile e i Bottari di Portico, cosa accomuna i ritmi contemporanei con i suoni delle botti e cosa succede poi?
Solo chi viene ad ascoltare un mio concerto con i Bottari potrà percepire la magia che la fusione di questi suoni può dare. Bisogna giocare con i ritmi, con le scale musicali, con le note. Ho voluto mettere in relazione le tradizioni contadine  della Campania e il suono antico delle Botti e dei Bottari di Portico. Anticamente i contadini vivevano a stretto contatto con la natura ed i suoi ritmi, dialogavano con le stagioni e vi costruivano intorno riti e tradizioni. Ho usato botti, tini e falci come strumenti di percussione, ricavandone ritmi che richiamassero gli antichi riti propiziatori che i contadini attuavano per ottenere un raccolto rigoglioso, fondendoli ai suoni e agli stili musicali contemporanei accompagnati a testi che narrano di disagi sociali, sofferenza, antiche tradizioni e riti.

Enzo ci fai un saluto speciale in napoletano ai lettori di SEI PERIODICO.
Vorrei salutare tutti con una frase: …Chi nun cunosce o’ scuro nun’ po’ capì a luce, nisciuno cunosce a n’at’, ognuno è sulo”

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