Chi scrive con il suo ingegno crea un’opera d’arte: un romanzo, un film, una commedia, una canzone e la mette a disposizione degli altri. Purtroppo in Italia, quando si tratta di cinema e tv , chi firma una sceneggiatura vive senza troppi onori, così come ci spiega l’autore Gianluca Ansanelli.

Autore per cinema e teatro, regista, attore, speaker, conduttore cos’altro ancora manca da fare a Gianluca Ansanelli?
Mi manca l’opera lirica, la danza classica e anche nel mondo della lap dance non sono nessuno!

Dal 7 aprile al cinema regista di “Troppo Napoletano” prodotto da Alessandro Siani, qual è la trama?
Abbiamo raccontato una Napoli fantasiosamente romantica, vista attraverso gli occhi dei bambini che meglio degli adulti sanno vivere i sentimenti colorandoli di fantasia.

C’è un’ispirazione autobiografica?
Sicuramente! Tutti ci siamo innamorati tra i banchi di scuola, io ho cominciato già all’asilo, le maestre dicevano che ero precoce, le compagne dicevano che ero allupato. Nel film anche il piccolo Ciro s’innamora della sua compagna di banco: è la prima volta che prova un sentimento così intenso e non riesce a comprenderlo. Tutti dicono che l’amore è qualcosa di bello che ti rende felice, lui invece sta male e non capisce perché. Durante il film, e con l’aiuto di un amico speciale, prenderà piano piano coscienza di cosa gli sta capitando e scoprirà i lati belli dell’amore e anche quelli più dolorosi.

Protagonisti sono Gigi&Ross, la bella Serena Rossi e i giovanissimi Gennaro Guazzo e Giorgia Agata, come è stato vivere il set?
Il set è stato faticoso ma avere nel cast i due bambini ha creato un’atmosfera quasi magica: per loro non era neanche lontanamente un lavoro, ma piuttosto una favola da vivere in prima persona. Si aggiravano sul set toccando le scenografie e provando stupore per ogni cosa: quello stesso stupore che molte volte noi adulti perdiamo per la strada, senza capire che è proprio quella la chiave della felicità. Alla fine delle riprese i nostri piccoli protagonisti avevano vissuto la trama con una tale intensità che si sono messi a piangere all’idea di non rivedere più gli altri attori: il set era diventato per loro un’estensione della loro vera famiglia.

Che significa “Troppo Napoletano”?
Essere napoletano non è solo un’indicazione geografica ma un vero e proprio modo di essere. Significa avere un certo tipo di umanità, una visione del mondo, una filosofia di vita. Credo che solo ai partenopei capiti di sentirsi dire la frase “sei troppo napoletano”: uno stato geografico diventa un concetto morale.

I tuoi soggetti ruotano spesso attorno a dinamiche familiari affrontate in maniera ironica e dissacrante: “Se prima eravamo in due”, “Poli Opposti”, “Troppo napoletano”, la famiglia t’ispira?
È l’amore che m’ispira, sia nelle vesti di autore che di spettatore. Volendo scegliere un genere prediligo il la commedia romantica, specie in chiave brillante. Quando un autore scrive una storia s’immerge completamente in un mondo parallelo, “frequentando” quel mondo e quei personaggi per molti mesi. Dovendo immergermi in un mondo per così tanto tempo, preferisco crearmi un’atmosfera serena, dove tutto va bene e tutti trovano la felicità. Perchè dovrei ficcarmi dentro torbidi scenari da thriller o ansiogeni universi polizieschi? Potendo scegliere, meglio l’amore…

Ma qual è il segreto del successo di un soggetto e invece cosa porta al flop?
Sarebbe bello se esistesse una formula precisa. Purtroppo non è così: aggiungi che gli scenari odierni sono molto dinamici e i gusti del pubblico mutano di stagione in stagione con grande rapidità. Non è facile intercettare cosa c’è nell’aria, ma è proprio quello che un bravo autore deve fare. Il pubblico oggi è abituato bene, le grandi serie americane hanno di molto innalzato il livello di scrittura dei prodotti di fiction. Viviamo in un’epoca in cui il “concept” è fondamentale. La gente deve sapere subito perché scegliere quel tale film. Concept, titolo, trailer, manifesto, cast: devi fare molti centri per ottenere un grande successo. bisogna sempre mettersi nei panni di uno spettatore e porsi con onestà la fatidica domanda: ma io questo film, lo andrei a vedere???

Un autore resta sempre un personaggio all’ombra del successo come vive il suo momento di gloria?
In Italia lo sceneggiatore vive una sorte sciagurata, il cinema è nato come cinema muto dunque in principio non c’erano dialoghi. Forse è per questo che, rispetto ad esempio al teatro, lo scneggiatore cinematografico è una figura meno centrale. Nel cinema conta molto di più il regista, ma in Italia le cose vanno anche peggio: basti pensare che la Siae non riconosce agli autori alcun diritto sugli incassi lordi al botteghino, una condizione che non trova nessuna spiegazione e di cui qualcuno prima o poi dovrà darcene. Quando nel nostro paese si deciderà di valorizzare maggiormente l’importanza della scrittura e la storia diventerà il perno princi- pale in un progetto, probabilmente si potrà parlare di ripresa dell’industria cinematografica.

Tv di ieri o tv di oggi?
Tv di ieri sicuramente! Ormai quella di oggi ha ben poco da dire e probabilmente nell’immediato futuro sarà totalmente soppiantata dalla TV on demand o dal web. La televisione di ieri aveva una mission chiara: educare il paese. Forse era un pò bacchettona ma sicuramente più nobile di certi pollai televisivi che oggi intrattengono i tele- spettatori incollati allo schermo, spegnendo ogni loro facoltà.

Se dovessi scrivere un soggetto sulla tua vita s’intitolerebbe?
Cito Vasco e dico: “Va bene, bene così”

Salutiamo i lettori con un appuntamento?
Si, ci vediamo al cinema il 7 aprile con “Troppo napoletano” e a teatro con Maurizio Aiello e Maria Bolignano in “Tutti per uno, uno per Titti” da aprile in tutto il circuito teatrale campano e al teatro Cilea a Napoli.

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