© Pina Longobardi | Sei Periodico

Ha spaziato tra cinema, teatro e Tv, passando anche per la cabina di doppiaggio, lavorato per grandi maestri: “Arnoldo Foà mi ha insegnato “che un attore per essere attore deve comunque passare per il palcoscenico” mentre Albertazzi mi disse che “un’attrice” deve saper conservare la sua naturalezza”, questo mese abbiamo intervistato la poliedrica Giada Desideri.

Ciao Giada, parliamo di sogni, amore e rivincite?
Ciao Pina, di sogni ne ho realizzati molti eccetto quello di diventare medico.

Perché è rimasto nel cassetto?
Perché a 13 anni, durate una vacanza al mare, un fotografo che lavorava per la Ford Model Agency di New York mi fece degli scatti e li spedì in agenzia, nacque qualche proposta nel mondo della moda ma, essendo poco più di una bambina, i miei non m’incoraggiarono. Un giorno le foto finirono sulla scrivania di Luigi Comencini che volle farmi un provino per il suo film “Il ragazzo di Calabria”. Fu lui a scegliermi per il ruolo di Crisolinda e a farmi debuttare sul grande schermo. Per un certo tempo continuai a desiderare di voler studiare medicina ma diventare attrice fu una sfida a cui non seppi rinunciare.

Troppo facile! Vuoi dire che un giorno qualcuno mi sceglie e mi si aprono le porte della recitazione?
Non penso proprio! Ci vuole impegno, io dopo quella mia prima esperienza sono andata a studiare recitazione prima a Los Angeles e poi a Londra, all’Accademia di Arte drammatica. Mia madre m’incoraggiava, sostenendo che l’esperienza all’estero mi avrebbe aperto gli orizzonti. Cominciai anche a lavorare in diverse produzioni per il piccolo e grande schermo. Recitando in “Nefertiti, figlia del Sole”, conobbi Ben Gazzara, ricordo che, durante una scena, si complimentò osservando la mia interpretazione e mi consigliò di perfezionare la tecnica in America, a fine riprese m’iscrissi al “Lee Strasberg Theatre Institute” di Los Angeles. La formazione è fondamentale per giovane attore, rientrando in Italia entrai nel cast di un Posto al Sole che mi diede popolarità sul piccolo schermo.

Poi l’ incontro con Arnoldo Foà?
Agli inizi del 2000 Arnoldo volle riproporre al pubblico una misconosciuta opera pirandelliana “Diana e la Tuda”, affidandomi il ruolo della coprotagonista la Tuda per l’appunto, ruolo che nel ’78 fu di Paola Pitagora, mai avrei immaginato di poter fare uno spettacolo con lui, ovviamente avevo una paura matta, il sipario si apriva e nella prima scena recitavo svestita, inizialmente mi sarei sotterrata ma come diceva Foà “Per essere attori bisogna prima di tutto essere”, entrando in scena io ero il personaggio e non Giada. Col tempo ho imparato che alcuni ruoli difficili mi fanno sperimentare situazioni che umanamente mi arricchiscono e sono i ruoli che amo di più.

Invece Giorgio Albertazzi che uomo era?
Era un estroso, divertente, allegro, donnaiolo, con un fascino inesauribile. Recitammo assieme ne “Il Mercante di Venezia” e quando entrava lui in scena si notava la differenza. Mi ha insegnato che un’attrice non deve dimenticare mai la sua naturalezza per risultare autentica. L’arte l’ho imparata anche grazie a questi grandi maestri.

Con Virna Lisi che rapporto hai avuto?
Quando interpretai sua figlia nella miniserie “A casa di Anna” non andammo mai oltre il puro rapporto professionale, non è stata una donna accogliente, forse non c’è stato il tempo di conoscersi ma è stata un’attrice dalla quale si poteva soltanto imparare, chapeau!

Da attrice a doppiatrice chi ti ha condotto su questa nuova strada?
È stato mio marito Luca Ward a catapultarmi in questa nuova avventura, spiegandomi i meccanismi complessi del doppiaggio, tecnica che spesso decreta il successo di un film straniero. Da direttore di doppiaggio, ho compreso che è fondamentale avere doti attoriali per guidare i doppiatori e farli entrare in sintonia con l’interpretazione degli attori e della storia del film.

Curvy Jade è la rivincita delle imperfette?
Curvy Jade è un blog che non vuole promuovere per forza lo slogan “Grasso è bello” ma si schiera dalla parte delle donne reali, molto lontane dalle quelle perfette ma impossibili ed inarrivabili che i media ci propinano. Più che di rivincita delle imperfette i lettori vi trovano suggerimenti per convivere serenamente con quei chili in più che li assillano. Questo è un blog che insegna ad accettarsi e a volersi bene e offre suggerimenti su come vestirsi e come mangiare meglio. Finora la risposta è positiva e questo mi incoraggia a proseguire, pensa che una ragazza ultimamente mi ha scritto che grazie a Curvy Jade si sente meno sola.

Perché le forme mettono in crisi il nostro senso d’identità?
Oggi la percezione della bellezza è cambiata, c’è un’ossessione preoccupante verso la perfezione che induce a lifting e ritocchi talvolta tan- to estremi quanto dannosi. Poi c’è l’eco dei social che sono diventati i salotti in cui la critica è la sola arte praticata, questi tribunali virtuali minano le identità più fragili ecco perché ci vogliono risposte positive che aprano la mente sulla realtà, ridimensionando gli ideali impossibili.

Volersi bene, amarsi…, Confucio sostiene che l’amore eterno dura tre mesi, concordi?
Opto per un tre mesi rinnovabili, l’amore eterno non esiste o meglio cambia nel tempo, perdendo l’entusiasmo iniziale e guadagnando in saggezza ma si rinnova attraverso il rispetto che è la vera chiave di un rapporto di coppia, senza rispetto non c’è amore.

Come proteggi la tua famiglia dal gossip?
In questo lavoro la visibilità è fondamentale questo è innegabile ma bisogna tutelare la famiglia facendo scelte oculate che tutelino la privacy,

Se avessi uno specchio magico cosa vorresti trovarci oltre?
Il riflesso dei miei affetti, vedermi nonna con i nipotini in braccio.

In questo paese che stenta a risollevarsi, dove non siamo in grado di conservare il patrimonio artistico e le famiglie stentano a vivere pensi che la politica abbia le sue colpe?
La nostra classe politica ha fallito non riuscendo a valorizzare l’Italia nonostante un patrimonio naturale e artistico unico al mondo. La politica del guardare al proprio orticello non ripaga e i giovani se ne vanno sempre più.

Chiudiamo questa intervista con un buon consiglio ai lettori?
Vogliamoci bene e trattiamoci altrettanto bene perché solo così si vive meglio.

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