Il teatro verso i giovani per i giovani a teatro, perché esso è una forma di spettacolo altamente formativa, riflessiva e affascinante. Quando poi sul palcoscenico si affrontano temi sociali altamente scomodi, in un momento di anomia generale, allora lo spettacolo esce fuori dai canoni della semplice esibizione e diventa una fucina di espressività che può in qualche modo riparare alle manchevolezze di questa società e dare un senso al mondo, creare interrogativi nei giovani, trovare le risposte. Il teatro per le nuove generazioni dovrà essere sempre un seme da piantare in un terreno vergine d’idee e da cui veder nascere buoni frutti. Un concetto che ha inteso bene Giorgia Radice che, in questa nona stagione di prosa, ha finalmente portato a teatro i giovani, attraverso un progetto semplice, semplice: “50 biglietti per gli studenti”, regalati dalla direzione artistica del Supercinema al comune di Castellammare di Stabia e distribuiti ai dirigenti scolastici di tutti gli istituti delle scuole secondarie di secondo grado della città. E così, ieri sera, mi sono ritrovata nella fila dei giovani, accanto alla quinta C dell’Istituto Luigi Sturzo (ma c’erano anche studenti del Vitruvio, del Severi, del Plinio Seniore, ecc.) a commentare e a godere la visione de “Il Pomo della discordia”, commedia in due atti, scritta e diretta da Carlo Buccirosso. Sulla falsa riga dell’epico racconto della mitologia classica greca, Buccirosso mette in scena una famiglia che si confronta con il tema dell’omosessualità e dell’omofobia, il tutto raccontato in una chiave ironica che se da un lato sdrammatizza la tematica, dall’altro non lascia lo spettatore privo di interrogativi sulla difficile accettazione dell’omosessualità ancora persistente ai giorni nostri. L’outing del trentenne Achille (Giordano Bassetti), figlio del burbero e tradizionalista notaio Nicola Tramontano (Carlo Buccirosso), viene fuori grazie ad una surreale festa di compleanno, organizzata dalla sorella del giovane che invita a cena amici molto speciali: riuscirà il fratello a dichiararsi al temutissimo padre? In questa vicenda s’incastra Angela, la mamma protettiva che difende a spada tratta l’identità del figlio, interpretata da una brava Maria Nazionale. Un vero talento artistico quello di Maria che in scena mostra doti di umiltà, modestia e capacità attoriali anche se la preferisco come cantante, non mi dispiace la passione che mette nella recitazione. Bella commedia, un po’ lunga e, in certi tratti, i dialoghi sono un po’ troppo serrati, si ha la sensazione che gli attori non respirino mai, poche le pause tra le batture e questo, pur mantenendo vigile l’attenzione dello spettatore, stanca soprattutto nel secondo atto. Il maestro Carlo Buccirosso è comunque abile a non cascare nel discorso scontato o volgare, impresa ardua quando si mettono in scena tematiche forti come quella trattata. Sfruttando alla grande l’arte dei bravissimi maestri della comicità partenopea, ha ben scrutato nel vivere quotidiano e ha chirurgicamente messo in scena tutte quelle paure che mettono in difficoltà il padre nonché l’uomo stimato, tormentato per il giudizio dell’ipocrita società. Uno spettatore poco abituato al teatro, e con l’idea che Buccirosso sia il semplice attore comico dalla battuta immediata, potrà definire scontate certe battute ma, con lo svolgersi della trama, si scopre che il Notaio è ben lungi dal non sapere come stanno le cose, semplicemente le rifiuta, cerca a tutti i costi di riscoprire una riabilitazione nel figlio, si rifiuta di comprendere il termine omofobia, tanto da aggredire chiunque lo dica perché è una parola che non gli piace, vuol essere sordo e cieco davanti al figlio e si rifiuta di ammettere a se stesso che ama suo figlio nonostante la diversità e lo farà solo quando, attraverso mille interrogazioni, scopre tutte le ipocrisie che ruotano attorno all’omosessualità. Bellissimi i due siparietti durante la festa di compleanno di Achille e a fine commedia nel giorno di Natale in cui Maria Nazionale canta divinamente. Una commedia umana, simpatica, che non fa scompisciare dalle risate ma fa ridere quel giusto per affrontare una trama non semplice. Sul palcoscenico prevale l’abilità di Buccirosso (che bello avere ancora comici di questo livello!) e l’umanità del cast. Le scenografie sono curatissime e propongono due ambientazioni in una grazie all’abilità di Gilda Cerullo e Renato Lori. I costumi di Zaira de Vicentis, soprattutto quelli della festa di compleanno, sono molto accurati e le musiche di Sal da Vinci arrivano fino al cuore.

Per me è una bella commedia! Appuntamento 19 novembre (attenzione non al 10) con Massimo Dapporto che per la regia di Fabrizio Coniglio porterà in scena “Un borghese piccolo, piccolo”.

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