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Del pubblico e del privato…

In tutti i tempi un’area particolare, nettamente delimitata, è stata assegnata a quella parte dell’esistenza che in tutte le lingue è stata detta privata; una zona d’immunità, offerta al raccoglimento, al riposo, dove ognuno può abbandonare le armi e le difese di cui gli conviene munirsi quando si avventura nello spazio pubblico; una zona in cui ci si distende, ci si mette a proprio agio, per così dire in pantofole, liberi dalla corazza di ostentazione che ci assicura protezione all’esterno. Questo luogo è familiare, è domestico, è anche segreto. Nel privato è racchiuso ciò che si possiede di più prezioso, che appartiene solo a noi, ciò che non riguarda gli altri; vi nascondiamo quella parte della nostra vita che è vietato divulgare e mettere in mostra perchè troppo diversa da quelle apparenze che l’onore esige si salvino in pubblico. La vita familiare, naturalmente inserita dentro la casa, chiusa sotto chiave e recintata, si presenta come se fosse murata. Il recinto accoglie la famiglia, una formazione sociale complessa, strutturata su identità diverse che debbono coesistere in un gioco di potere tra i membri, dove le ineguaglianze sembrano addirittura al colmo, con un urto più sensibile, rispetto all’esterno e spesso si scontrano anche con l’evoluzione dei tempi che fa che si riduca la capacità comunicativa dei componenti il nucleo familiare, isolandone i membri nei propri interessi o innalzando paletti dovuti alla capacità maggiore o minore di interagire con le nuove tecnologie. È stato molto bello, quando in un tempo non molto remoto le lettere si spedivano con l’affrancatura, sigillate con quella sostanza adesiva un pò demodè ma che congiungeva tanti desideri inespressi e la voglia di scartocciarne fantasie, per avere l’emozione della notizia, o di quella comunicazione attesa da anni. Poi, l’invasione della tecnologia, che da una parte ci ha reso la vita certamente più agevole, ma dall’altra ci ha tolto quella “suspense” dell’attesa, l’emozione di ricevere quel bacio stampato col rossetto sulla lettera d’amore profumata con due gocce di colonia. Tecnologia, che talvolta ha stuprato persino la nostra privacy, assoluto rifugio, dove gli individui si pongono al riparo dallo sguardo investigatore della società e dell’autorità. Tuttavia, evviva la tecnologia che ci facilita la vita! Benvenuta a quella valanga di messaggi che viaggiano sulle onde di fibre ottiche e reti wireless. Si capisce benissimo che la vita privata era un magnifico confine protetto; ma l’uso del telefonino, dei computer, ne ha violato inesorabilmente lo spazio. Un’area desertificata dall’uso e dall’abuso della tecnologia che ha preso il sopravvento annientando quel poco di habitat naturale che c’era rimasto. Pensate all’uso delle carte di credito, strumento che fa capire cosa hai comprato, che hai mangiato, dove sei stato ultimamente con chi e perché. Se poi a questo ci aggiungiamo le mappe satellitari di Google che restituiscono immagini di negozi strade e luoghi, il telepass e quant’altro, chi deve sapere di te è aggiornato minuziosamente minuto per minuto come un programma di calcistica memoria. Non si capisce il perché poi, per scovare Bin Laden, Saddam Hussein, o il più ricercato d’Italia spesso si sono viste debacle eclatanti! A volte, a voler essere pigri, ha portato ad “una comune” talora imbarazzante, restituendo vizi e virtù dell’individuo, che nel trovare legittimità nell’altrui persona, dimentica se stesso.

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