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E se facessimo un passo indietro?

È consuetudine chiudere la Redazione riservando auguri ed auspici ai collaboratori, all’editore e soprattutto ai lettori i nostri veri padroni, coloro che scelgono di leggerci e di sostenere i nostri sforzi. Anche quest’anno sono qui, l’ultima ad andarmene, a chiudere le porte, le finestre, ad annaffiare la piantina che ci tiene compagnia tutti i giorni in quell’angolo di luce che arriva sul davanzale. Nel freddo della sera, tra le saracinesche che si chiudono, vedo commesse ritirarsi frettolosamente, abbracciandosi nei loro giubbotti alla moda, capelli lunghi e un po’ arruffati, sbuffi di fumo che escono dall’ultima sigaretta intrisa di rossetto, ansiose di rientrare a casa. Vedo famiglie che raggiungono amici e parenti, vanno tutti di fretta in questo ultimo giorno dell’anno e penso a quanto sia stato difficile per il mondo che lo ha vissuto all’ombra del terrorismo e di eventi che la natura ci ha scagliato contro. Mi stringo nel cappotto e penso a chi stasera brinderà nelle tendopoli del post-terremoto e a chi non brinderà perché da quell’evento qualcuno non c’è più. Col nuovo anno lanciamo auguri prefabbricati nei quali auspichiamo che il esso sia prospero di felicità e che quello che è andato sia presto dimenticato… e se facessimo un passo indietro? Se guardassimo a quelle cose buone che abbiamo avuto dal vecchio anno e che non abbiamo osservato con occhi nuovi perché oscurati d’infelicità? Perché non vivere questo 2017 senza aspettative? Impariamo a non augurarci nulla che non venga da noi stessi, non deleghiamo al futuro le aspettative di felicità, salute e amore piuttosto impariamo ad essere “spendaccioni” di sentimenti. Stanotte allo scoccare della mezzanotte invece di auguravi un reciproco “Buon 2017” dite “Ti voglio bene, ti amo, io ci sono per te!” e baciate qualcuno sotto il vischio o nei vostri sogni, se potete. Tanti auguri a tutti….

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