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In fuga per la dignità

Il problema dei “cervelli in fuga” che non ritornano e il nonnulla che si fa per farli ritornare.

Il “Va dove ti porta il cuore” è stato gradualmente sostituito dal più attuale “Va dove ti porta il …cervello” perché la realtà quotidiana ricorda perennemente che non sempre i sogni collimano con le esigenze concrete. La società odierna, con i suoi meccanismi irrimediabilmente cristallizzati e le continue procedure poco trasparenti, costringe l’uomo a sacrificare la volontà del cuore e lo condanna alla strenua ricerca della speranza di futuro diverso, magari lontano dalle sue radici! Fioccano valigie ricche di disillusione e di nuove aspettative, una in fila all’altra, imbarcate senza remore verso il prescelto luogo, quando si diventa tristemente consapevoli che in Italia “il posticino agognato” è da tempo prenotato e riservato! La cosiddetta “fuga dei cervelli”, quel volontario esilio di menti eccelse che potrebbero contribuire ad apportare solidi e innovativi contributi alla crescita del paese, si configura come una sorta di viaggio alla riscoperta della propria dignità, brutalmente calpestata dalla “politica del malaffare” con i suoi iniqui sistemi di selezione e promozione, frutto solo di loschi “giochi di prestigio”. Il “merito” tanto sbandierato quale parametro assoluto di corretta e giusta preferenza viene a caratterizzarsi solo come una sorta di ripetitiva ed orecchiabile nota emessa da un qualsiasi incantatore di serpenti, impegnato a produrre un effetto presumibilmente stupefacente! Sulla bocca dei nostrani cantastorie abbondano solo giullareschi slogan anche chi si sforza di crederci, prima o poi sceglie di desistere dinanzi all’incongruente conclusione finale. Oggi l’Italia sacrifica la meritocrazia non tutelando e salvaguardando le sue eccellenze e, per contro, si impegna a ostentare gli esiti della “legge del paradosso”: riduce il plurilaureato, specializzato, abilitato, magari anche con anni di esperienza alle spalle, alla stregua di un semplice “novellino” da sottoporre, per l’ennesima volta, al giudizio di una commissione e che crea, dal nulla, presunti luminari, senza formazione e senza titolo di studi adeguato che ne giustifichi la scelta, dotandoli di considerevoli poteri decisionali! In Italia, prima, durante e dopo, tutto si delibera a suon di fiducia pretesa; l’italiano si adegua a questo “modus operandi” che lo inibisce e arriva a non sdegnarsi e stupirsi più nel notare chi, senza arte né parte e con congiuntivi approssimativi, viene promosso all’ “alto volo” in Parlamento! Con malcelata arroganza il “beato” di turno, dotato di chissà quali nascoste “virtù” imprescindibili addirittura si vanta di quanto ottenuto con sacrificio! A chi della cultura ha fatto il suo pane quotidiano e della giustizia il suo vessillo, restano solo le briciole lasciate dai “furbetti”, le mortificazioni e la perenne gavetta, specchio di una sostanziale e deprimente precarietà! In questa realtà artefatta come il camerino di un illusionista, la fuga verso differenti lidi non è una rinuncia o una sconfitta ma una opportunità perché la dignità non può scendere a subdoli compromessi o vendersi al miglior offerente!

Sarà il “Bel paese”, ogni volta che qualcuno si accommiaterà, a rimpiangere l’ennesima occasione persa per ribaltare il sistema vigente e puntare al cambiamento, guardano quei “figli ripudiati” rendere grandi altre nazioni e badando bene a non vantarsene a posteriori perché si tratterà di merito esclusivamente personale e non collettivo e condivisibile!

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