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La Madonna delle Grazie del Botticelli

“La storia ancora tutta da scrivere di un capolavoro del Quattrocento perduto ”

Ancora oggi chi percorre il tracciato storico della Via Stabia-Nocera, attuale Via Nocera, superato l’incrocio con il ponte del San Marco, entra in un territorio di confine tra Gragnano, Castellammare e Santa Maria la Carità designato dal toponimo Madonna delle Grazie.
E possiamo far fede a quanto riportato da Antonio Ziino in alcuni articoli comparsi sulle pagine de L’Osservatore Romano (1966-68), per comprendere che il culto mariano in questa frazione è sempre stato fortissimo e probabilmente deve essere iniziato come devozione popolare per poi trovare una conferma nel solco della riforma gregoriana della Chiesa. Infatti, secondo una credenza popolare, Papa Gregorio VII (Sovana 1020-1025, Salerno 1085), mentre nel marzo del 1085 era in viaggio verso Salerno, sulla via che da Nocera porta a Stabia, si fermò a pregare in una cappella situata nella corte di una residenza nobiliare, una delle tante presenti sul territorio che aveva l’aspetto di una periferia a destinazione prevalentemente agricola disseminato di ricche residenze d’ozio.
Questa breve nota è quanto ci resta per risalire alle origini della cappella che per molti secoli deve aver ospitato un dipinto su tavola attribuito dalla critica a Sandro Botticelli (Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi, Firenze 1445-1510) che raffigura la Madonna delle Grazie seduta su di un trono dalle tipiche forme rinascimentali con il Bambino sulle ginocchia che le stringe un seno, in una felice commistione con il motivo ben più antico della Virgo Lactans.
Eppure, nonostante l’importante paternità del dipinto e la sua pregevole esecuzione, apprezzata da Raffaello Causa (in quegli anni Soprintendente ai Monumenti ed alle gallerie di Napoli e Provincia), la sua storia sembra perdersi nelle tristi vicende di una periferia martoriata dove ancora oggi muretti in opus reticulatum affiorano tra i piloni di cemento armato quasi a sottolineare il riscatto di un passato scoperto, ma sepolto dalle ruspe, dall’abusivismo e dall’ignoranza. Infatti, per quanto ne sappiamo oggi il dipinto è disperso, perduto per sempre e riprodotto per lo più in immagini in bianco di bassa qualità tanto e da rendere preziosa la descrizione riportata dallo Ziino: «La Vergine, con i capelli biondi coperti da un leggero velo, indossa una veste a pieghe, color cinabro. Il Bambino è avvolto in un leggero panno viola».

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