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Le lobby del randagismo.

A Natale si sa il regalo è la cosa più attesa se poi sotto l’albero, nascosto in una scatola ovattata, mettiamo quel cucciolo che tanto hanno chiesto i nostri bambini, allora sarà un… Natale diverso, davvero speciale!
Ci sono regali che ci cambiano la vita e che, prima di farli, bisognerebbe rifletterci un bel po’, soprattutto quando in gioco c’è un animale, perché il tenero cucciolo regalato a dicembre, potrebbe diventare un ingombro a luglio/agosto quando non si sa come sistemarlo in vista delle vacanze e allora il nostro amico potrebbe salire in auto con noi ma fermarsi al primo svincolo autostradale e, sempre che non venga investito prima, andare ad infoltire la colonia dei randagi sul territorio. Secondo i dati forniti più aggiornati dalle associazioni animaliste, nel 2015 sono stati oltre 65 mila gli abbandoni nel periodo estivo di cani e gatti per una media di circa 7 animali all’ora su tutto il territorio nazionale eppure attorno a questi sfortunati animali regge un mercato di malaffare che porta denari, tanti denari a chi entra nel business del randagio. Spesso sotto l’apparente etichetta di associazione animalista o volontari che seguendo i vari passaggi di mano, si fanno soldi sfruttando la piaga del randagismo. Un giro d’affari che coinvolge comuni, canili, guardie zoofile, proprietari di stalli provvisori e veterinari. I rapporti zoomafie della Lav-Lega parlano chiaro: il randagismo frutta un giro di 500 milioni di euro l’anno. Di sicuro non c’è un solo comune italiano che non attinga alle proprie casse per pagare i canili che si contendono l’affidamento dei randagi. I comuni sono responsabili degli animali senza fissa di- mora, in alcune regioni essi elargiscono ai canili di zona somme per tenere aperte le strutture anche se la presenza dei cani e pari a zero e una retta che può variare dai € 3,00 ai € 6,00 o più al giorno per ogni cane o gatto detenuto, alcuni danno anche una quota d’ingresso per prestazioni veterinarie all’accoglienza. Grazie a volontari eccezionali e a chi opera correttamente nel settore i randagi possono trovare una nuova famiglia ma il risvolto della medaglia dimostra che non tutti hanno a cuore il benessere dei quattro zampe e che troppo spesso capita che di essi si perdano le tracce. Partono da rifugi, vengono accalappiati per strada, rubati dalle abitazioni, scambiati sul web, deportati in massa verso altre regioni o addirittura all’estero e non sempre lo scopo è l’ado- zione che, quando avviene, richiede anche un esborso di cifre all’apparenza irrisorie ma che sul numero degli adottati fa soldi. La verità è che ci sono anche altri mercati che dirottano cani e gatti, soprattutto se vecchi o con qualche problema fisico, verso aziende che li utilizzano per la sperimentazione di farmaci o cosmetica, nel mercato dei pellami e della carne o in quello delle lotte clandestine per far allenare altri cani e addirittura nello smercio per zooerastia (abusi sessuali su altre specie!), trasporto di droga, sadismi e rituali di vario genere. Da Nord a Sud non c’è regione che si salvi eppure la soluzione è economica ed alla portata dei comuni, basta sapere che steri- lizzando un cane femmina si evita la nascita di ben 67 mila cuccioli nel- l’arco di sette anni, figli di generazioni randagie. La sterilizzazione di un animale può costare al massimo € 30,00 e in un giorno un ambulatorio veterinario può sterilizzare circa 100 esemplari. Purtroppo al bisturi le ASL, chissà perché, preferiscono l’ufficio dove si timbrano montagne di passaporti per sbolognare i randagi all’es- tero. Insomma prima di adottare un cane o un gatto pensateci bene perché è impegnativo e soprattutto affidatevi ad associazioni riconosciute e serie perché il distinto è tra chi dall’amore per gli animali s’inventa un progetto e chi per il progetto si inventa l’amore, perché voi sotto l’albero potete sempre mettere un peluches!

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