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Le rovine che vanno in rovina.

L’amaro destino di Pompei tra incertezze e nostalgia.                  

Chiamarle ruinae è forse improprio, considerando l’immenso e maestoso patrimonio Pompeiano ma, allo stato attuale, ci concediamo un gioco di parole piuttosto ardito allo scopo di sottolineare e denunciare il disappunto e l’incredulità dinanzi un pezzo di storia che si sta inesorabilmente sgretolando! La celebre città romana, distrutta dalla terribile eruzione del Vesuvio del 79 d.C., per secoli rimasta sepolta sotto una fitta coltre di cenere e lapilli e che, dall’antichità ad oggi, ha sempre potuto vantare illustri estimatori e numerosissimi visitatori, appare, ormai, mestamente indirizzata verso un destino di Incuria e di massimo disinteresse.     Le fondamenta di quello che dovrebbe rappresentare il fiore all’occhiello di un Meridione spesso bistrattato e relegato ai margini, nell’ambito delle complesse manovre politiche del nostro tempo, sembrano sbriciolarsi al primo soffio di vento, sommerse da cumuli di indifferenza e di totale negligenza! La grande quantità di testimonianze, riportate alla luce in seguito agli scavi promossi e finanziati da re Carlo III di Borbone, nel corso del 1748, e grazie, soprattutto, ai successivi interventi dell’archeologo napoletano Giuseppe Fiorelli,rischiano di perdere il loro intrinseco valore se alla cultura e alla difesa del patrimonio non viene riconosciuto lo status di bene collettivo da promuovere e tutelare, in quanto elemento indispensabile per riscoprire il nostro passato, nonchè volano di sviluppo per il presente e risorsa fondamentale su cui investire, per costruire un futuro diverso.
Negli ultimi due anni, infatti, si sono verificati molteplici crolli che hanno investito, il 6 Novembre 2010, la Schola Armaturarum juvenis Pompeiani, luogo di addestramento dei gladiatori di Pompei, localizzato in Via dell’Abbondanza e, a soli ventiquattro giorni di distanza, il muro perimetrale della Casa del Moralista. Inoltre, appena lo scorso 22 Dicembre, uno dei pilastri della celebre Domus di Loreio Tiburtino si è sgretolato, probabilmente in seguito alle avverse condizioni metereologiche. Sicuramente le infiltrazioni di acqua e fango rappresentano le principali cause del degrado in cui versano numeri edifici storici dell’ex città sepolta ma in quanto sito archeologico patrimonio mondiale dell’umanità, dal 1997, e, soprattutto, unicum nel suo genere, perché non esiste un equivalente in nessuna altra parte del mondo, occorrerebbe non cadere, come fanno in molti, nell’errore di ricondurre tutte le odierne problematiche logistiche ad una matrice puramente esterna, ad una sorta di variante impazzita ed incontrollabile che trova la sua genesi nelle ostili influenze atmosferiche (ricordiamo che per sommergere Pompei è stato necessario il verificarsi di un’eruzione e, dunque, una pioggerellina, per quanto fitta e persistente, di certo, non nuocerebbe a nulla e nessuno, se fossero promossi e realizzati tutti i necessari interventi di ristrutturazione e messa in sicurezza del sito!!!). Fino a quando la cultura verrà relegata in un angolo, perché considerata, in maniera nettamente arbitraria, elemento irrilevante per il progresso del paese e “problema” sempre rinviabile a data da destinarsi, con il conseguente taglio dei fondi necessari per la promozione e la tutela dell’area Pompeiana e delle zone limitrofe, potremmo star certi che continueranno a verificarsi gravosi episodi che ci priveranno di una consistente fetta di quella storia che tanto ha affascinato personaggi come Plinio il Vecchio e lo scrittore tedesco Goethe. Quest’ultimo, infatti, nella sua opera, Viaggio in Italia, ricordava, con entusiasmo e profonda ammirazione, le stradine strette, le casette senza finestre, i cortili, i loggiati, gli arabeschi e, soprattutto, lo splendido cielo azzurro della città. Ci si augura che tutti gli incidenti recentemente accaduti, che hanno danneggiato, in maniera rilevante, l’area archeologica, serviranno come stimolo ad intervenire concretamente per difendere questa nostra grande risorsa, nella speranza che… forsan et haec olim meminisse iuvabit!

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