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“Memorie civiche e ricordi d’infanzia racchiusi in un bene da conoscere e conservare”

Chiunque risalga Via Marconi, all’incrocio con Via Boccaccio, si volti a sinistra, ha davanti agli occhi l’ampia facciata della scuola primaria “Basilio Cecchi” su Viale Dante, inquadrata dal profilo dei palazzi, come uno sfondo teatrale. L’effetto scenografico fu sottolineato dall’inserimento al centro del cortile scolastico della fontana monumentale di cui restano in situ la vasca, pressoché immutata, due colonne quadrangolari, un monolite, qualche frammento scultoreo in pietra ed altri pezzi si conservano nell’Antiquarium cittadino. Dobbiamo dunque affidarci alla descrizione del preside e ispettore Michele Palumbo per avere un’idea di come si presentasse l’opera quando fu inaugurata il 13 luglio del 1933. La prima versione, di salda impostazione razionalista, fu realizzata su progetto dell’architetto Giuseppe Pandolfi con lo scavo di Giuseppe De Simone e prevedeva due fasci littori in bronzo con al posto della scure una maschera, copia o citazione dall’Antico, da cui sgorgavano due zampilli d’acqua. Al centro della vasca si affrontavano un leone in lotta con un drago e una lupa con i lupacchiotti, sculture in pietra riconducibili all’inizio del Seicento che Palumbo prelevò dalla Reggia di Quisisana e inserì nel nuovo contesto, insieme al monolite che fu estratto dal litorale di Portocarello e messo in opera da Francesco D’Apice. In seguito, nel ’55, si pensò ad una riconfigurazione del monumento che eliminasse ogni simbolo del regime e si provvide pertanto alla sostituzione dei fasci littori con due coppie di delfini in bronzo, fuse e cesellate nei cantieri navali cittadini. Artefice della nuova facies fu l’architetto Francesco Oliveto. Ma il monumento ha avuto vita breve anche in questa seconda veste e, gravemente danneggiato durante i lavori di ristrutturazione ed ampliamento dell’istituto, avvenuti tra il ‘76 e l’86, nell’arco di pochi decenni è caduto in uno stato di totale abbandono. Per anni una piccola fontanina ha alimentato la vasca abitata da alcuni pesci rossi, prima che l’oblio avesse la meglio su qualsiasi accanimento terapeutico. Oggi anche quei pochi resti lacunosi, avvolti nella patina del tempo, sembrano trasmettere al viandate attento il fascino della testimonianza storica e far tornare alla mente sereni ricordi d’infanzia. Per questo motivo, in occasione del prossimo ottantenario, si auspica un resturo che restituisca a questo luogo della memoria la sua perduta dignità e riattivi il canto delle sue pietre interrotto da troppo tempo. Aneddoti e curiosità sull’argomento sono inserite nel sito del prof. Bonuccio Gatti link: www.bogat.it.

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