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One more time…

Tra cuori spezzati e cali in borsa, causati dal passaggio del testimone a Tim Cook come nuovo amministratore delegato della Apple, Steve Jobs resta l’icona planetaria, l’unico che ha saputo rivoluzionare il mondo delle tecnologie informatiche.

Nel 2005 Steve Jobs, 50 anni appena compiuti, pronuncia il suo discorso ai laureati di Stanford, esso più che un epitaffio sembra il vezzo del grande uomo che è tornato per ribadire di essere il migliore. Lui, come pochi altri, nell’arco di un trentennio trasforma una piccola socie- tà in un colosso mondiale del settore informatico, quo- tandolo in borsa e rendendolo un vero generatore di soldi per l’America. A soli 25 anni è già un uomo da oltre 100 milioni di dollari, il suo sogno sembrerebbe realizzato ma Steve non è un semplice affarista, è un innovatore inarrestabile con il pallino per il “design funzionale”. Porta avanti le sue intuizioni tenacemente, come quando spreme i suoi uomini affinché rielaborino quelle innovazioni che i miopi tecnici della XEROX hanno abbandonato, l’interfaccia grafica a finestre e il mouse, innovazioni che finiscono di peso nel computer Apple: Lisa.

Le stesse che Bill Gates copierà alla grande: “I buoni artisti copiano, i grandi artisti rubano” dirà poi, parafrasando Picasso. Il CEO è temuto dai suoi dipendenti, basta un viaggio in ascensore con lui per non avere più un lavoro eppure, nonostante i modi bruschi e il carattere difficile, è rispettato per la sua capacità di proporre soluzioni rapide e brillanti. Con un spot straordinario lancia il Machintosh, il primo pc su cui scrivere, disegnare, impaginare in pochi click! Il genio è ormai leggenda ma Apple lo licenzia!

Proprio così, considerato un mezzo pazzo viene messo fuori dalla sua stessa società, Steve incassa senza repliche e fonda la Next, dando sfogo ai progetti avveniristici che in Apple snobbavano: “Essere cacciato da Apple – dirà poi – è stata la co- sa migliore che potesse capitarmi“. Strappa per soli 10 milioni di dollari la società di computer grafica a George Luckas, padre di Guerre Stellari, e sotto il marchio Pixar, crea l’animazione in 3D. Un decennio senza Jobs e la Apple barcolla pesantemente, il mercato informatico è ormai dominato da Microsoft; la società richiama il guru e, pur di riaverlo, acquisisce la Next e gli offre la poltrona di amministratore delegato. In due anni la compagnia torna a volare, l’inarrestabile Jobs accetta persino 150 milioni di dollari dall’eterno rivale Bill Gates pur di risanare Apple. All’alba dell’era digitale Jobs intuisce che quello della musica digitale è un mercato globale senza leader, nasce l’iPod e mette la musica in tasca al mondo ed Apple danza. Nel 2004 Jobs scopre di avere un cancro, la stampa internazionale e i tabloid scandalistici colgono, nell’eccessiva magrezza del guru, auspici nefasti per il futuro della Apple, in borsa titolo vola alto con un valore che in meno di 7 anni passa da 15$ a 357$. Steve vince la sua prima battaglia contro il male e nel 2007 presenta l’iPhone, tre anni dopo l’iPad, la leggenda diventa un mito. Il male ritorna, il volto scavato, la voce sempre più flebile, conferiscono all’icona Jobs, la statura inarrivabile dell’asceta e la malattia. più che debilitarlo, sembra regalargli le stimmate dell’infallibilità. Indimenticabile il suo “There is one more time” il marchio di fabbrica delle sue presentazioni, quando sembra che tutto è già stato detto e non c’è nient’altro da aggiungere, afferra il mento tra pollice ed indice e si ferma improvvisamente come se gli fosse tornata in mente una cosa importantissima, così annuncia l’ultima novità, spesso la migliore della giornata. Sembrava che dovesse essere così per sempre e ciò che oggi getta nel panico gli azionisti di Apple e atterrisce chi ama la buona tecnologia in tutto il mondo, è la paura assurda ma concretissima che nessuno sappia più annunciare la prossima altra cosa…

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