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Stabiae attende ancora il suo museo.

È questa purtroppo la dura realtà di una città che sembra aver rinunciato da tempo alla cultura. Occorre andare indietro con la memoria al lontano 1950 per rintracciare i primi segnali di un’autentica frenesia di scavo, raccolta, catalogazione e conservazione dei reperti archeologici stabiesi e l’eroe del momento è Libero D’Orsi. Vero ri-scopritore dell’Antica Stabiae, il preside portò alla luce le Ville d’otium romane sulla collina di Varano e provvide, nel 1958, alla realizzazione dell’ “Antiquarium stabiano”, al pian terreno della Scuola media Statale “Stabiae”, con lo scopo di conservare i reperti di scavo. Ma l’onda di fervore durò pochi decenni, gli oltre 8000 oggetti e le undici sale non sono valsi ad allungare la vita del museo stabiese ed oggi la sostituzione dell’antico cancelletto con una porta blindata e il cartello “AREA VIDEOSORVEGLIATA” suggellano ormai il definitivo distacco di Castellammare dalla sua memoria storica. QUALE FUTURO? Inizialmente era stata designata Villa Gabola quale probabile contenitore-museo, ci si è poi orientati sulla Reggia di Quisisana che purtroppo, a restauri ultimati, rischia di rappresentare un peso morto da affibbiare alla prima catena di alberghi disponibile. Pertanto, in attesa di una ragionevole discesa in campo della Fondazione RAS, non ci resta che affidare ai sogni il museo di archeologia e con esso la scuola campana di restauro che doveva nascere in collaborazione con l’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa” di Napoli. A questo quadro negativo si contrappone una fiorente tradizione di archeologia cristiana che ha conferito un ruolo chiave a Castellammare fin dalla nascita della disciplina su scala nazionale con Giovanni Battista De Rossi. Ed è così che gli oggetti rinvenuti durante gli scavi della Concattedrale Stabiese, nella cosiddetta area christianorum, e nel sito di Grotta di San Biagio, attualmente oggetto di lavori di restauro, hanno trovato degna sistemazione nel Museo Diocesano Sorrentino-Stabiese, allestito, su progetto dell’Arch. Aldo Imer, nella restaurata Chiesa dell’Oratorio, già Cappella dell’Immacolata. E’ nata così l’unica istituzione museale del territorio che ha messo d’accordo le Amministrazioni, la Soprintendenza BAPSAE di Napoli e la Curia Arcivescovile di Castellammare-Sorrento. Tante proposte, ma nessuna soluzione concreta, per una città che continua a pagare caro il prezzo dell’ignoranza. Roberto Di Stefano scrive «una corretta destinazione d’uso è già restauro», speriamo solo di ricordarlo quando saranno ultimati i costosi lavori del Palazzo del Fascio.

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