90 Views |  Like

Facebook, twitter …io “taggo”, “tu twitti”

Da Facebook a Twitter il registro della comunicazione è cambiato, adeguarsi ai nuovi modelli di apprendimento della giovane generazione è il punto d’incontro tra genitori, insegnanti e ragazzi.

Il 4 febbraio del 2004 un giovane studente frequentante l’università di Havard fonda la piattaforma sociale più conosciuta al mondo: Facebook, è cosi che si chiamano gli annuari scolastici in cui sono presenti i membri di un liceo o college. Lo scopo iniziale era di far mantenere i contatti tra studenti di università e licei di tutto il mondo, ma col tempo si è ampliato e oggi è diventato una rete sociale che abbraccia trasversalmente tutti gli utenti di Internet.

Ad esso sono seguiti poi Twitter, divenuto la vetrina dei vip, l’ultimo iscritto è il nostro Papa Benedetto XVI; Linkedin che è un social network utilizzato principalmente per scopi professionali; Habbo che è un mondo virtuale basato attorno al concetto di un Hotel con “aree pubbliche” dove tutti gli utenti possono chattare e “stanze degli ospiti” create dagli altri giocatori e amato molto dai teeneger. Molto frequentati, spesso condannati, pieni di informazioni, immagini ma anche insidie i social network sono la finestra sul mondo di questa generazione. Il “verbo social” coniuga parole come taggare, postare, linkare, twittare. La comunicazione sulla piattaforma è libera e veloce. I ragazzi amano esprimersi attraverso i social network. Quelle insicurezze che provano nella vita reale spariscono digitando sulla tastiera, ben protetti dietro uno schermo. La piattaforma rende più audaci, offre loro l’opportunità di descrivere le emozioni attraverso foto, musica, aforismi. Nascono amori e ne finiscono altrettanti attraverso i messaggi e le condivisioni, sentono di non essere soli. Hanno sempre un amico a portata di mano con cui potersi confrontare ed avere conferme ed iniezioni di fiducia. La verità prepotente è che i social network hanno mutato il modo di comunicare dei nostri ragazzi che considerano il social come una parte del loro quotidiano irrinunciabile. Per adeguarci occorre avere un atteggiamento aperto e, seppur vero che l’uso massiccio della rete rende la concentrazione più labile, di contropartita il Multitasking offre un valore aggiunto alle nuove generazioni che si approcciano contemporaneamente a più cose e si affacciano su un mondo d’informazione più vasto. I ragazzi di oggi faticano a leggere testi lunghi, si distraggono facilmente e non hanno capacità di astrazione.

Ma siamo sicuri di questo? O sono solo le loro capacità cognitive che stanno mutando e i nostri parametri di valutazione non sono più adeguati per la generazione di nativi digitali? Credo che la chiave d’interpretazione per arrivare ai giovani sia sempre nella capacità di ascolto e di adattamento del linguaggio dell’adulto. I ragazzi sono un mondo in fermento, ci lanciano messaggi in continuazione e sta a noi genitori ed insegnanti coglierli, interpretarli e indirizzarli verso l’utilizzo proprio degli strumenti a loro disposizione, senza essere spettatori passivi delle loro vite.

Please follow and like us: