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Tra il dire e il fare c’è di mezzo il digitale

I tempi giurassici dei burocrati rétro

Www, http, url, sms: per alcuni, canonici e tradizionali acronimi, propri del linguaggio digitale; per altri accozzaglia di lettere stranamente combinate o paurosissimi spauracchi in seno al progresso e sempre in costante agguato. Navigando nel mare della nuova conoscenza, si contano orde di sommersi e schiere di salvati, ripescati dalla rete virtuale e poi irrimediabilmente sedotti e incastrati nelle sue fitte maglie. Dalla carta al digitale il passo è stato ampio e generazionale: ciò lo si evince se si considera che mentre da un lato continua a prevalere una certa ostilità da parte chi volutamente rigetta qualsiasi tentativo di apertura alla realtà virtuale, dall’altro si moltiplicano i nuovi adepti dell’universo digitale, completamente devoti, se non propriamente schiavi! La tecnologia avanza celermente e si districa tra due estremi: il bambino che “smanetta” con lo smartphone come un vero e proprio cyber-dipendente patentato e l’adulto che ancora si ostina a credere che “PEC” sia abbreviazione di “PECcato” e che, quindi, alza le mani in segno di religiosa resa dinanzi all’utilizzo di qualsiasi linguaggio considerato paradossalmente blasfemo! Accade, dunque, negli uffici, nelle scuole, nei comuni e addirittura nei ministeri che la comunicazione tra cittadino e istituzione possa rivelare scenari grotteschi: nell’era della tecnologia e del neo animatore digitale, dove tutto dovrebbe risultare immediato, facilitato e semplificato, vien fuori l’inerzia di un sistema burocratico che non accoglie, immagazzina e sfrutta le innovazioni del presente ma si adagia su pratiche e contenuti ormai desueti! A parole tutti specialisti di procedure e protocolli informatizzati ma in soldoni puri passatisti pedanti, cultori delle file chilometriche allo sportello, della consegna rigorosamente brevi manu e dell’accumulo di documenti sulle scrivanie fino a creare pile infinite di “castelli di carta”. Tempi giurassici, richieste accantonate, attese interminabili e scadenze disattese: cambiano gli strumenti ma le vecchie abitudini sono dure a morire! Anche gli ultimi ottimisti, quelli che credono che sia possibile aggirare qualsiasi problema tentando la strada della comunicazione telefonica, dell’autocertificazione o dell’invio telematico del materiale, sono destinati a restare profondamente delusi. Naufragano le speranze di chi si affida ad un “se telefonando io…” perché l’unica risposta possibile risulta sempre il classico, monotono segnale acustico nel silenzio tombale o, in alternativa, la cornetta sollevata e bruscamente attaccata senza proferire parola. Dinanzi alle continue richieste di titoli e informazioni già in possesso dell’amministrazione stessa, sotto forma di fotocopie e attestazioni, aumentano le perplessità poiché “la domanda non è chi è… la domanda è perché?”. Attenzione, poi, ad azzardarsi a proporre soluzioni alternative in grado di snellire qualsiasi forma di procedimento: ad un incentivante “Posso inviare tutto tramite Pec?”, i pavidi seguaci dello stile rétro(grado) potrebbero alzare gli occhi al cielo esalando l’ultimo e drammatico respiro-sospiro: “Nooo! PEC…carità!”

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