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Kledi Kadiu: A passo di danza.

Sale in cattedra e nei prossimi mesi insegnerà Modern Jazz agli allievi dell’Edizione 2013-2014 di “AMICI” assieme ai riconfermati Garrison, Celentano e Rochelle. Intervista a Kladi Kadiu una vita per la danza perché la danza è tutta la sua vita.

Che emozione ti ha dato ritornare ad “AMICI”?
Il ruolo d’insegnante che avrò all’interno del programma lo vivo con responsabilità e non con emozione. “Amici” è un meccanismo televisivo che può fare da traino per tutti quei giovani che vogliono credere nella danza.

Quando hai cominciato a danzare?
Potevo avere 5/6 anni, e come in tutti i Paesi dell’Est, anche in Albania la danza classica ha una priorità ed è protagonista nella vita sociale e culturale del nostro Paese.

Ma trovi giusto questo obbligo verso un’arte che dovrebbe essere una scelta?
Ogni paese vive la propria cultura e tradizioni. La danza e le altre discipline sportive vengono considerate esperienze formative dell’identità e divulgatrici della propria cultura nel mondo. In Italia invece la danza viene considerata come un’attività extra, una moda o un momento di passione.

Sei stato tra i pochi ballerini professionisti ad appassionare il pubblico televisivo verso l’arte della danza, come ci sei riuscito?
Sono contento di essere un esempio positivo ma ti correggo vedere tanti allievi di svariate scuole di danza private che, dopo aver imparato qualche fondamento di danza, lavorano per delle coreografie che riempiono contenitori televisivi. La vera danza in Italia s’insegna in tre prestigiose scuole, l’Accademia di Danza a Roma, la Scuola di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma e il Teatro alla Scala di Milano e da li che escono i veri ballerini professionisti e la vera danza la trovi nei teatri e non nei programmi televisivi.

Tanto impegno sociale soprattutto con l’UNICEF, mi racconti l’esperienza tua più bella e positiva?
Sicuramente il Bangladesh, nella campagna contro la discriminazione dei bambini. Ho vissuto grandi emozioni a contatto con esseri innocenti che vivono una realtà difficile, bisogna viverla per raccontarla.

Tu ormai vivi in Italia e dal 2008 hai anche la cittadinanza conferitati da Giorgio Napolitano, quali legami di cuore hai ancora con l’Albania?
Sono italo-albanese. Anche se metà della mia vita l’ho vissuta in Italia, resto comunque albanese di nascita e di provenienza. In qualsiasi parte del mondo nasca un ballerino sa che deve vivere con la valigia in mano ma io lavoro anche a progetti che mi legano alla mia terra che ho da poco onorato con un programma tenutosi al Teatro Brancaccio di Roma assieme ad Anbeta Toromani.

Una serata dedicata alla danza?
Una serata di gala dove siamo riusciti a portare sul palco i più rappresentativi e famosi ballerini albanesi, un sogno mio e di Anbeta, realizzato grazie alla collaborazione straordinaria dell’Ambasciata della Repubblica di Albania in Italia, alla Direzione Artistica di GENTIAN DODA. E’ stato il nostro modo per festeggiare i 101 anni dell’Indipendenza della Festa Nazionale dell’Albania, il tutto in collaborazione con Agon Channel.

Il ballerino che più ti ha emozionato per la sua carriera artistica e privata?
Il mio punto di riferimento è sempre stato Rudolf Nureyev, un genio della danza che ha saputo portare questa disciplina a livelli inimmaginabili.

Che cos’è il senso della vita per te?
Ha senso vivere se hai amici veri e persone vicine che ti stimano e ti amano e credono in te. Ha senso vivere senza pregiudizi ma sentire la fratellanza tra popoli. Ha senso se credi in te stesso e vivi le sfide che la vita di pone come opportunità. Sarebbe perfetto vivere la vita come si vive una compagnia di danza in sinergia, con lealtà e quelle rinunce che ti fortificano rendendoti una persona migliore.

Il più bel film fatto sulla danza?
Il film culto per me è “First position” un film albanese che racconta la vita di cinque ballerini di età diverse razza e condizioni di vita che vivono il loro sogno di danzare.

Chi è Kledi quando non danza?
Sono appassionato di tecnologia, amo montare i video con i momenti belli che trascorro con gli amici, le mie tournèe, i miei viaggi. Amo il cinema e la fotografia, mi appassiona la tecnologia informatica. Adoro la cucina italiana e amo viaggiare. Ho i desideri e i sogni di una persona normale.

L’Albania e l’Italia sono due nazioni vicine e molto legate tra loro nel corso della storia, come viene vissuta in Albania questa fratellanza?
C’è un libro che adoro e che secondo me rappresenta al meglio la fratellanza tra questi due popoli, scritto da Ismail Kadare “Il generale dell’esercito morto” che racconta la storia di un generale italiano che arriva in Albania e scopre la grande amicizia che lega gli italiani agli albanesi, una chiara visione dell’unione di questi due popoli.

Un saluto ai nostri lettori?
La vita è danza, metteteci ritmo! Quest’anno potrete seguirmi ad Amici su Canale 5 e per gli appassionati di danza su RAI 5 condurrò il 18-25 gennaio e il 1° febbraio 2014 la 4a edizione di “DANZA” un programma completamente dedicato a quest’arte.

Leggi l’intervista su Sei periodico

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