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Marinetta Saglio: fermo immagine dell’anima.

Lei è Marinetta Saglio, ha fotografato Julia Roberts, Penelepe Cruz, la Raffaella nazionale e ha vissuto diversi anni a Castellammare dove è nato il suo suo amore per la vela. I suoi scatti più belli? Al suo bellissimo Fabrizio che a giugno si sposerà.

Cos’è per te la fotografia?
La mia è una passione nata per caso. Era il 1978, un amico mi chiese di aiutarlo facendo foto per le interviste del suo piccolo giornale. Avevo sempre fatto scatti solo per diletto. Quell’avventura semiprofessionale mi fece incontrare Eleonora Giorgi a cui feci delle foto, le piacquero molto e mi richiamò per farne altre, da lì ho cominciato poi a collaborare con le grandi testate. Una professione nata per caso ma che oggi è tutta la mia vita, quando si dice il destino.

Quali sono i tuoi soggetti preferiti?
Mi piacciono i ritratti ambientati in posti particolari e i reportage, come quello che ho fatto ultimamente per UNICEF in Africa con i bambini di Sierra Leone: raccontano la vita vera.

I tuoi “obiettivi”?
Per i ritratti uso lo zoom 80/200, non amo lavorare molto in post produzione, preferisco che l’immagine esca tagliata perfetta già dalla macchina. Nei reportage invece amo il grandangolo, perché riporta meglio l’ambientazione di ciò che fotografo.

Tra i tuo scatti molti vip, con quali di loro sei anche amica?
Potrei farti una lista infinita di artisti che poi sono diventati miei amici, da Elena Sofia Ricci che ho seguito sin dagli inizi della sua carriera, con Marisa Laurito capita di andare anche in vacanza, ho una bell’amicizia con Raffaella Carrà e passo pomeriggi a telefono con Anna Kanakis. Poi ho un rapporto speciale con Massimo Ranieri, il grande Renato Zero e Giuliano Gemma, persone stupende.

Nel marasma di segnali visivi cosa deve avere oggi un’immagine per attirare l’attenzione?
Questo è il momento peggiore per la fotografia, saper discernere i “segnali visivi” dall’arte fotografica è difficile. Un vero fotografo in uno scatto fa parlare l’immagine, egli sceglie l’inquadratura, cattura l’attimo di grazia del soggetto e ne ricerca l’interiorità. Scavare nell’animo, questo fa un fotografo!

Quanto conta per te il ritocco in fotografia?
Io ho cominciato a lavorare con la pellicola, ancora oggi lavoro con le luci, i tagli con lo zoom, le inquadrature, la post- produzione è l’ultima spiaggia per me.

Ritieni che la tecnologia digitale sia la morte della vera fotografia?
Il digitale ha portato una grande crisi nel settore, oggi molti fanno i fotografi con programmi di fotoritocco facendo un lavoro più grafico che fotografico.

Come si crea l’empatia durante un servizio fotografico?
Prima di un servizio mi fermo sempre a parlare con la persona per rompere il ghiaccio, quando poi mi rendo conto che non si accorge più della macchina fotografica e si rilassa, colgo l’essenza ed escono fuori scatti eccezionali. La frase che mi sono vista dedicare più spesso dagli artisti è “A Marinetta la mia fotografa dell’anima”.

Quindi fotografare qualcuno è come rubargli l’anima?
Puoi coglierla, non rubarla, in uno scatto cogli il “fermo immagine” dell’anima

Da bambina dicevi “da grande farò…?”
Volevo fare l’archeologa, uno zio di madre era direttore degli scavi di Ercolano, mi portava spesso con se ed io rimanevo affascinata. Poi crescendo ho cominciato a leggere libri di psicologia e mi sarebbe piaciuto anche quello ma, quando decisi per l’università, la passione per le forme mi spinse verso la facoltà di architettura.

Hai vissuto a Castellammare, quali ricordi hai della nostra città?
Ho vissuto l’adolescenza a Castellammare, le mie migliori amiche sono due stabiesi, ricordo le passeggiate che facevo con loro sul lungomare e le chiacchierate davanti alla Cassarmonica, ricordo il mare e le giornate a fare vela. Spero di ritornarci presto.

 

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