@ Pina Longobardi | Sei Periodico

Nella sua carriera c’è una lunga vita da palcoscenico ma la notorietà è arrivata con “Benvenuti al Sud”. “La visibilità è una conferma dei propri sforzi ma il talento da solo non basta”. Per il nostro compleanno ci siamo regalati un’intervista alla bravissima Nunzia Schiano, la mamma chioccia del cinema italiano. 

Nunzia da dove nascono le tue radici artistiche?
Ho cominciato a muovere i primi passi nella mia Portici dove oggi ancora vivo, ho esordito con la musica popolare, cantando per la Compagnia de li Cunti assieme a mio marito Nico Mucci. Poi ho incontrato il mio primo maestro artistico Lello Ferrara che ha creduto in me, aprendomi le porte al teatro. Ho iniziato a studiare e sperimentare esibendomi con la sua compagnia dei Rinnovati di Portici, fu lui ad insegnarmi che “il talento è una condizione necessaria ma non sufficiente” e che se volevo essere un’attrice dovevo approfondire, conoscere, a fare gavetta girovagando per i teatri italiani

Il teatro è cultura, rivoluzione, amore e per Nunzia è…?
È comunicazione ed emozione! Per un attore è una sfida importante, il pubblico viene a vederti e hai solo quel momento per comunicare quelle emozioni che devono restare nel cuore.

Il ruolo che ami interpretare?
Per me è sempre il prossimo perché il futuro è sempre il momento di vita più importante in assoluto. Ho una grande fiducia in quello che ancora deve arrivare, io poi amo confrontarmi con ruoli sempre diversi, l’anno scorso ero la perpetua veneta nel “Divorzio dei compromessi sposi” un testo scritto e diretto da Carlo Buccirosso e ad ottobre sarò Rosalia la fedele cameriera in Filumena Marturano, porteremo la commedia al Diana di Napoli aprendo la prossima stagione teatrale dal 13 al 19 ottobre prossimo.

L’importanza del grande schermo nella tua vita artistica?
Sicuramente mi ha portato tanta inaspettata e gratificante popolarità soprattutto interpretare la mamma di Alessandro Siani in Benvenuti al sud, dopo il film mi accorgevo che in strada la gente mi riconosceva. La visibilità è una conferma dei propri sforzi, il riconoscimento è l’essenza stessa del lavoro di un attore perché senza il pubblico egli non è niente. Non si recita per se stessi, sarebbe noioso, si recita per giocare con gli spettatori, non a caso in inglese “recitare” si scrive “to play”.

Il grande schermo sembra stia in ripresa lo dimostrano campioni d’incasso come i film di Zalone e di Siani ma c’è qualcosa che manca al cinema di oggi?
Manca il riconoscimento delle professionalità, in Italia spesso ci si dimentica che cinema e teatro sono costituiti da persone a cui sarebbe giusto dare un riconoscimento maggiore e la giusta attenzione alla professionalità attoriale. Oggi invece il cinema sembra sempre più un’industria che bada al risparmio rispetto a quello americano che premia le competenze e la professionalità.

Ti abbiamo visto spesso nel ruolo della tipica mamma del bamboccione italiano”, il figlio dal posto fisso e la camicia stirata da mammà ma davvero l’Italia è un paese di figli bamboccioni?
Un po’ si, bisognerebbe lasciare ai figli la possibilità di affrontare autonomamente gli ostacoli che capitano davanti. E invece si finisce per proteggerli eccessivamente, siamo una società di figli eterni incompresi, che non sanno rispettare i ruoli, molti giovani si sentono esonerati dal dovere di assumersi le proprie responsabilità ma come crescono se sono sempre sotto l’ala rassicurante di genitori chioccia?

E tu che mamma sei?
Non sono certamente quella che si vede sullo schermo, anche perché questo mestiere porta i figli degli attori a crescere prima, stando spesso fuori casa i figli imparano a cavarsela meglio da soli se non hanno chi pensa ad organizzargli la vita in ogni istante.

Per essere una brava attrice bisogna avere…?
Sicuramente l’attenzione, la preparazione e di fondo il talento, una condizione necessaria ma non sufficiente, occorre applicarlo con studio e curiosità, una molla che spinge alla conoscenza.

E per essere una donna con l’anima?
Avere attenzione per la vita degli altri e non chiudersi, l’anima non è qualcosa che è in chiusura, saper comunicare col mondo, fermarsi a chiacchierare con la gente, esplorare altre vite. Saper vivere con coerenza e onestà quello è essere una donna con l’anima.

C’è differenza tra donne e femmene?
Lo spieghiamo a teatro con il testo “Femmene” scritto da Anna Mazza e in parte Myriam Lattanzio, che si alterna cantando alla mia interpretazione. Essere “Femmene” è qualcosa in più all’essere donne perché le “Femmene” si assumono delle responsabilità della loro vita senza voler essere come un uomo, una femmina mantiene la sua identità.

Se ti dico “Con il bene di sempre” cosa mi rispondi?
Castellammare di Stabia con Fabio Massa e Lello Radice, un cortometraggio di grandi soddisfazioni quando me l’hanno proposto ho accettato con curiosità, Fabio è stato un bell’incontro e il corto ha dato grandi soddisfazioni, magistralmente musicato di Sal da Vinci. Quando abbiamo girato sono stata assorbita dalla simpatia di alcune signore stabiesi con cui ho scambiato chiacchiere e pensieri. Peccato che questa bella città attraversa un periodo di profonda lacerazione.

Prima di salutarci, un augurio per il nostro 5° compleanno?
Che sia il primo quinquennio di una lunga vita editoriale e che questo vostro giornale contribuisca ad abbellire Stabia e a stimolare la curiosità dei vostri lettori, un bacio grande da Nunzia.

Please follow and like us: