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Onestà 2.0, quanto costa la libertà?

Dopo il successo di “I casi sono due” di Gigi Savoia, stasera a condurre la seconda puntata della stagione di prosa ci hanno pensato Diego de Silva e Giuseppe Miale autore il primo e regista il secondo de “Gli onesti della banda”, rivisitazione de “La banda degli onesti” con Totò e Peppino di Age e Scarpelli.

Ci riprova ancora Lello Radice con la prosa quale spunto di riflessione rivolto soprattutto ai più giovani e si alza così il sipario su questa seconda tappa della “Stagione di prosa” del Supercinema a Castellammare. Fondamentalmente la storia l’abbiamo vista un po’ tutti nel famoso film diretto nel 1956 da Camillo Mastrocinque, ma il regista l’ha saputa perfettamente adattare al palcoscenico e ai tempi moderni. Egli ci sorprende perché gli attori estendono il palcoscenico fin dentro la sala, in mezzo agli spettatori, li coinvolgono, rendendoli partecipi della tragicomica e difficile realtà in cui i due malcapitati protagonisti Tonino (Adriano Pantaleo), un laureato in filosofia che, non trovando lavoro, decide di ereditare la portineria del defunto padre che sta per essere venduta dai condomini dello stabile, e il suo migliore amico Peppino (Giuseppe Gaudino), che gestisce la tipografia di famiglia ed è perseguitato dai debiti contratti con Mimmuccio (Ernesto Mahieux, nell’iconico ruolo di un usuraio sui generis che si finge paralitico per percepire la pensione d’invalidità) in seguito all’acquisto di nuovi macchinari. Minare l’onestà dei due amici spetta a Casoria (Francesco Di Leva), amministratore dello stabile in cui presta servizio Tonino: un uomo perennemente in bilico tra legalità e attività “diversamente lecite”. Rispetto al film, in questa riscrittura teatrale vengono modificate alcune relazioni parentali. Michele (Ivan Castiglione), il fratello finanziere di Tonino intende accasarsi con Giulia, sorella di Peppino, ma allo stesso tempo, corteggia spudoratamente la cognata Angela, moglie insoddisfatta di Tonino. I due si scambiano continuamente gesti e sguardi di nostalgica seduzione sulle note di Luigi Tenco. La commedia è leggera, brillante, attualissima (bellissimo vedere in sala tanti bambini e ragazzi), la regia ben strutturata, gli attori dominano con grande abilità i loro ruoli, a far scaturire le risate soprattutto i gap linguistici di Gaudino e Di Leva, accompagnati dalle istantanee correzioni di Pantaleo, la cui frustrazione nasce dal divario tra la sua preparazione culturale e il mondo in cui è costretto a vivere, il pubblico non può sottrarsi alla risata istintiva e liberatoria fino alla fine della commedia quando emerge fuori la verità, una verità in cui gli onesti si riscattano pur pagando a caro prezzo la loro onestà ritrovata. La riflessione con cui ci lasciano gli attori è che per essere onesti ci vuole coraggio e bisogna avere paura per trovare il coraggio, quel sentimento che in fondo è solo una paura superata.

Il terzo appuntamento con la stagione di prosa del Teatro Supercinema di Castellammare di Stabia, sarà con la “Giovanna d’Arco” scritta e interpretata da Monica Guerritore.

Per informazioni sulla programmazione:

Teatro Supercinema Tel. 081/871.70.58
acsdteam@gmail.com

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