Ciao Simone e benvenuto a bordo di Sei Periodico
Grazie mille, è un vero piacere esserci.

Attore, scrittore, sceneggiatore e produttore italiano, e poi…?
E poi tanto altro, questo è un mestiere in cui devi darti da fare o rischi di passare giornate intere a casa aspettando la classica telefonata dal tuo agente, non fa per me. Amo giocare in prima persona e per questo ho fondato Linfa Crowd, un market place italiano rivolto alla promozione e alla valorizzazione di progetti legati al mondo del cinema, teatro, editoria, arti visive, eventi. Mi sono messo in proprio come produttore e sto investendo in progetti culturali di qualità.

Tu sei nato in Uganda e hai vissuto lì fino a sette anni, che ricordi hai del tuo “periodo africano”?
Ad Hoima per l’esattezza, il mio papà era anestesista rianimatore e la mamma una professoressa di matematica, due missionari laici volontari in Africa per conto dell’associazione dell’AVSI. Si dice che si viene alla luce invece io sono nato al buio, in una casa senza né luce, né acqua. Ho vissuto libero, accerchiato da persone che erano felici con niente, assaporando quel tipo di felicità per questo per me l’Africa è il mio cuore.

Quando siete ritornati in Italia hai sofferto il cambiamento?
Tantissimo mi mancava soprattutto quella natura incontaminata e faticavo ad adeguarmi ai ritmi stressanti e veloci della città. È stato un trauma passare dalla Savana ad un appartamento di 80 mq, mi sentivo in gabbia. È stato un cambiamento faticoso, qui non avevo amici, a scuola sono stato “bullizzato” perché ero quello diverso che veniva dal mondo dei selvaggi. Fino a 15 anni non sono stato per niente bene poi piano, piano mi sono integrato e ho costruito la mia nuova vita.

Com’è che una giovane promessa del basket passa dal cesto alla cinepresa?
Mi sono innamorato della pallacanestro quando mio padre in Africa giocava con i marines americani, lì bastava un canestro e una palla. In Italia ho potuto approcciarmici diversamente e alla passione si è aggiunta il perfezionamento della tecnica. A 14 anni sono stato preso in serie A nelle giovanili della Sutor Montegranaro e poi come semiprofessionista in serie C1 con Crema, C2 con Milano3 Basiglio e Posal Basket poi la serie D della Mojazza e Morovalle. I miei mi iscrissero a scuola dai Salesiani di Macerata dove studiavo e partecipavo anche gli spettacoli teatrali. A 14 anni “Caino e Abele”, il mio primo musical, accese in me la scintilla della recitazione.

Da “Com’è bello far l’amore” a “Come saltano i pesci” una carriera attoriale molto intensa sul grande e piccolo schermo, costellata di spot e film importanti, in quale pensi di aver dato il meglio di te?
L’ultimo è quello in cui sento di aver dato il massimo. In “Com’è bello far l’amore” ero agli inizi, l’ho girato a soli vent’anni e avevo solo imbastito il vestito d’attore. Tre anni dopo mi sono iscritto all’Accademia per migliorare le tecniche di recitazione e tuttora lavoro sulla costruzione dell’attore che sarò. Con questo ultimo film ho operato una trasformazione importante, per la prima volta sento di aver messo nel mio ruolo tutto quello che ho imparato fino ad oggi dai miei studi, ma ho un percorso ancora lungo da definire.

Ti riferisci a “Tiro Libero”, il film che è attualmente al cinema?
Si, abbiamo voluto raccontare una storia d’amore, di sport e umanità, una storia di emozioni, in equilibrio fra il sorriso e la lacrima. Un film che puoi vedere con tutta la famiglia veramente da bollino verde.

Tu ne sei il protagonista e torni ad indossare la tuta da basket, è stato bello tornare sul campo?
Certo che si! Sapersi muovere senza forzature, in un ruolo che padroneggiavo, ha reso tutto più realistico. Il basket in questo film è stato lo strumento di un messaggio di speranza: i veri vincenti sono quelli che si rialzano al di là degli ostacoli.

Quindi cosa ci vuole insegnare questa storia?
Che nella vita si nasce due volte, la prima è quando veniamo messi al mondo e la seconda quando ci decidiamo a vivere cambiando le nostre prospettive.

È una storia autobiografica?
È una storia vera, un mio amico si è ammalato di sclerosi multipla, in salute viveva dando tutto per scontato, quando si è ammalato non ha accettato subito la situazione e si è molto arrabbiato con Dio.

Com’è stato essere il figlio della bellissima Nancy Brilli?
Nancy è una persona adorabile, sono sempre stato follemente innamorato di lei fin dai tempi di “Febbre da cavallo”, l’aver accettato il ruolo mi ha molto onorato.

Lavorare con bambini che recitavano su una sedia a rotelle ha comportato particolari difficoltà?
Emotivamente è stato meraviglioso, considera che tre attori sono realmente paraplegici, prima di iniziare le riprese uno di loro mi chiese “Simone ma tu la vedi la mia carrozzina?” ed io gli ho risposto di si. Alla fine delle riprese mi ha rifatto la domanda ed io ho scoperto che da giorni non la vedevo più. Alla presentazione questi piccoli attori hanno ribadito che la diversità è negli occhi di chi si ferma a quelle ruote, devo dire che per me è stata una grande lezione di vita.

Amore e malattia sono i fili conduttori che reggono in piedi tutta la storia, ma non si tratta di aspetti così asimmetrici rispetto alla felicità?
Certo il bello é quando s’intersecano, questo film non è drammatico, la critica lo ha definito coraggioso perché tocca il mistero di Dio, la rabbia inevitabile che nasce dentro una persona che si trova a confrontarsi con una malattia e il cambiamento a cui si può arrivare solo attraversando la sconfitta, cadendo e rialzandosi per arrivare alla vittoria. Un film tutto sommato semplice perché tratta con semplicità la vita.

È vero che è stato anche criticato come didascalico e smielato, definito superficiale per il modo in cui nella storia si affrontano problemi difficili superati senza difficoltà?
Si è vero, ci hanno dato dello stucchevole, peccando di presunzione, attaccando addirittura il nome della squadra di basket del film senza sapere che “Amicuccioli” è una squadra reale, un critico non dovrebbe pronunciarsi senza nemmeno informarsi. Mi dispiace che certi “grandi critici” tendano a commentare come banali certe trame pulite. Al cinema le trame vincenti sembrano solo quelle piene di azioni ed effetti speciali, dove l’inter- pretazione è in secondo piano, poi arriva una commedia per famiglie e che ti fa innamorare e le recensioni abusano solo del termine buonismo.

Cosa ti aspettavi che fosse detto e che invece è stato tralasciato?
Che gli attori erano tutti all’altezza del ruolo! Far passare gli attori disabili come povere vittime è un insulto gratuito. Purtroppo sembra che si ami la critica negativa a tutti i costi. Ad alcuni sembra paradossale che ragazzi disabili abbiano voglia di sognare senza autocommiserarsi, questi critici farebbero meglio a rivedersi il film. Siamo chiari non mi da fastidio la recensione negativa, mi dispiace quando diventa cattiva nei confronti di chi cerca di portare un messaggio positivo, questo è un insulto gratuito!

Un film che ha avuto uno spettatore eccezionale…
Si, siamo stati da Papa Francesco e gli abbiamo regalato il pallone utilizzato sul set. Il Papa ci ha bene- detto il libro omonimo e il film.

Il cinema d’autore è sempre un grosso rischio?
In questo momento in Italia il cinema d’autore sta avendo un suo pubblico di nicchia sempre più forte mentre ad affrontare la crisi sono i prodotti più leggeri come i “cinepanettoni” che
non entusiasmano più.

A proposito di seduzione nella vita reale hai il cuore impegnato?
Sono felicemente fidanzato.

Se dovessi dipingere la felicità di un colore quale useresti?
Il verde dell’Africa.

E che rumore fa la felicità?
Hai mai sentito i passi di un bambino che corre libero sull’erba? La felicità fa quel rumore!

Tornerai in Africa?
Non vedo l’ora, vorrei girare la storia dei miei genitori, due persone che in quel paese hanno aiutato gente senza un domani. Sono ancora un piccolo produttore ma quando sarò pronto lo farò.

Prossimi progetti?
Tra qualche settimana inizio a girare un nuovo film per il cinema e sto anche iniziando a preparare la mia prossima pellicola da produttore.

Chiudiamo con un saluto ai lettori?
Se siete arrivati fino a qui vi saluto con l’augurio di continuare a seguire sempre i vostri sogni.

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