Ciao Stefania mentre raggiungiamo lo studio fotografico di Marco facciamo 4 chiacchiere?
Sicuro! Pronta per Sei Periodico.

Per prima cosa vorrei sapere quando il tuo sogno è diventato realtà?
Tardi. Da ragazzina sognavo di recitare a Brodway e mio padre diceva: “Amore studia non perdere tempo appresso ai sogni, sappi che l’istruzione è educazione, il sapere ti aprirà le porte del mondo” ma io, come posavo i libri, scappavo in chiesa a cantare nel coro e partecipavo alle prove delle compagnie amatoriali di Portici. Mi diplomai operatrice turistica e, mentre cercavo un modo per “sfuggire” alla facoltà di giurisprudenza, mio padre mi trovò un lavoro in un’agenzia di viaggi. Cantavo nei locali e una sera fui notata da qualcuno che mi disse “Hai una voce pazzesca!” e mi propose d’incidere una canzone. Era la mia occasione! Nel frattempo mio padre, ammalato da un po’ di anni, ebbe un peggioramento e fu ricoverato, la mia vita era ad un bivio e lui stava per lasciarmi.

Che successe poi?
Presi l’audio cassetta e un paio di cuffiette, andai in ospedale, gli dissi “Papà ho scelto e nella vita voglio fare l’artista!”. Serenamente mise le cuffiette e come udì la mia voce, i suoi occhi si gonfiarono di lacrime, mi guardò con serenità e mi disse “Segui la tua strada ma fallo bene, impegnati e insisti”, due giorni dopo se ne andò, senza quelle parole forse oggi non starei qui a parlarne.

Da allora come cambiò la tua vita?
Furono mesi di rabbia e di dolore, nel ’95 partecipai a Sanremo Giovani e nel ’97, senza alcun corso di recitazione, approdai allo spettacolo teatrale “W Diego”, il direttore di scena mi faceva lezioni di palcoscenico ed io “rubavo” il mestiere. In quel periodo seppi per caso che a Roma Massimo Ranieri faceva provini per il suo musical “Hollywood, ritratto di un divo”, partecipai al provino per un pelo, fu Massimo che mi sentì cantare e si entusiamò tanto da richiamarmi per il call back che decretò la mia entrata nel musical. Ogni sera era sold-out, ero giovanissima e in tre anni di tournée, oltre a visitare i più bei teatri italiani, imparai tantissimo da un divo come lui che mi volle anche nel ruolo di Angelica in Pulcinella aprendomi le porte alla recitazione.

Cosa ricordi di quegl’anni?
Erano anni di sacrifici, mi spostavo in continuazione, pagavo affitti allucinanti, e avevo una vita intensa e impegnativa. Per migliorarmi m’iscrissi al laboratorio teatrale di Claudio Di Palma e del maestro Roberto Soldatini e migliorai la mia voce studiando canto e solfeggio presso l’Accademia “A.M.S.E.” del maestro Antonio Tumolo. Aveva ragione mio padre, bisognava studiare per arrivare, altro che sogni!

In tv con un “Un Posto al Sole” sei stata per anni Katia Cammarota, come non si rimane prigioniera di un personaggio?
L’avventura di un “Posto al Sole” è stata divertente, il set una seconda casa dove ogni tanto ritorno per brevi apparizioni, ma un attore deve misurarsi con altre cose questo è il segreto. Amavo quel personaggio, una donna molto sofferta, diametralmente diversa da me ma con Jessica ho tirato fuori il mio lato ironico.

Appunto parliamo di Jessica e del tuo ruolo nel “Il principe abusivo”
Si, la mia “vita da rossa” è cominciata da lei per esigenze sceniche e devo dire che questo rosso mi da energia, fascino e sensualità. Mi piace, mi piace e per ora resto così!

Tre uomini importanti: Alessandro Siani, Cristian De Sica e Sal da Vinci, definiscili in breve!
Alessandro: è intuitivo e geniale. Un regista serio che sa tirare fuori il meglio dagli attori. Cristian: un grande artista col fascino del gentlman, ogni sera a fine spettacolo mi ringrazia. Sal: una bella persona, siamo grandi amici, è un artista che sa dare tanto sul palco e nella vita privata. Lui mi propose ad Alessandro per Stelle a metà.

L’emozioni artistiche più grandi?
Le ho vissute con “Scugnizzi” perché più che un musical è uno status nato dalle mie radici partenopee e “Stelle a metà” che rappresenta la mia consacrazione attoriale perché con il personaggio che interpreto, Mia, ho acquisito una maggiore maturità e consapevolezza nell’interpretazione e questo lo devo anche ad Alessandro sempre pronto a provocarmi con i suoi “Puoi fare meglio!”.

Una donna deve vivere?
Con coraggio! Ce ne vuole tanto nel sopportare i dolori che la vita prima o poi ci da. Le donne hanno la capacità innata e totale di sopravvivere ai dolori più grandi molto meglio del sesso forte.

Rimpiangi qualcosa del tuo passato?
Vorrei riprendermi il tempo sprecato, non ho avuto il coraggio di osare e lasciare gli affetti per seguire le mie passioni.

Stefania come ci congediamo dalle lettrici?
Con l’augurio di essere il “futuro del mondo” e di tornare presto a Castellammare.
Sei cose che nessuno sa di Stefania De Francesco
1. È timida ed insicura
2. Quando s’imbarazza chiude i pollici a pugno
3. Ama dormire con due cuscini, uno da abbracciare
4. Ama infinitamente i cani e aiuta i randagi che incontra
5. Non riesce a trattenere il pianto se li maltrattano o li abbandonano
6. Prima di entrare in scena chiede al padre di starle vicino e darle la mano

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