@ Pina Longobardi | Sei Periodico

Ero in cerca di una storia da raccontare, ho incontrato un danzatore e la sua anima, ci siamo accompagnati nel tempo “danzando” con le parole. Si conclude con un’intervista in attesa del galà dei suoi trent’anni di carriera il racconto/storia dell’artista e coreografo Tony Martin.

Ciao Tony, ci …siamo, ci …SEI? Come ti stai preparando a vivere questo galà?
Provo una grande frenesia soprattutto la sera quando rientro nella quiete della mia casa e cominciano i fremiti. Sono stati nove mesi di un grande lavoro, sono contento per tutti gli obiettivi raggiunti fino a qui ma l’ansia mi fa pensare, cerco di tenerla a bada ma ormai mi conosci e lo sai, arriverò al grande giorno e anche le mie ansie avranno l’ansia!

Rilassiamoci un po’, dammi qualche anticipazione?
Per prima cosa avrò accanto nella conduzione la cara amica di sempre Veronica Maya che rivedremo anche ballare. Sarà un galà con ospiti d’eccezione del mondo della danza classica tra cui le mie amiche di sempre: Margherita Parrilla – ex direttrice dell’Accademia della danza di Roma e Mariagrazia Garofoli – già direttore del Teatro della Arena di Verona che coordinerà anche alcune coreografie. Sul palco danzeranno per me la coppia solista del Teatro dell’Opera di Roma formata da Pietro Valente e Marianna Suriano che interpreteranno in un pas de deux “Cigno Bianco” e poi, si esibiranno nel pas de deux “Narcissus” l’étoile internazionale Giuseppe Picone e Annamaria Mengozzi solista del balletto dell’Arena di Verona. E tante sorprese.

Cosa significa per un ballerino raggiungere i trent’anni di carriera?
Per me che vengo dalla provincia significa tanto, aver varcato i confini stabiesi passando per il teatro dell’Opera, vissuto le luci della ribalta televisiva per poi ritornare nei grandi teatri italiani e contestualmente essere riuscito a creare nella mia città un punto di riferimento per avviarsi alla carriera artistica nel mondo della danza classica attraverso forma- zione, viaggi studio e grandi sfide come quelle che il corpo di ballo ha vissuto nell’ultimo anno con eventi in cui allievi e ballerini hanno rappresentato opere quali “Schiaccianoci”, “Carosello Napoletano”, “Omaggio a Ciakovskij”. Aver potuto mettere a disposizione dei miei ballerini la direzione preziosa di eccellenze della danza come Mariagrazia Garofoli o Nicoletta Pizzariello (Insegnante AND di Roma). Ho sempre creduto che la formazione debba essere ispirata dai grandi esempi e nella mia scuola ne sono passati molti ad ispirare allievi e ballerini stabiesi.

Nella tua vita professionale un posto di rilievo lo occupa sicuramente l’indispensabile Paky Cuomo, direttore tecnico di tutto l’ambaradan, dagli esordi ad oggi cosa puoi raccontarmi?
Intanto che siamo cresciuti assieme, ben 28 anni della mia vita li ho condivisi con lui che in questo tempo è diventato la mia forza sotto il profilo artistico e umano. Per me Paky è il fratello che non ho, l’uomo determinato che al momento giusto sa scuotere l’artista. Il nostro è un sodalizio artistico e un’amicizia di cui sono orgoglioso. Gli artisti hanno prospettive diverse rispetto al vivere comune, sanno vedere oltre gli schemi, osano con la creatività di chi sa vivere alla giornata pur di raggiungere le proprie sfide ma hanno anche la testa tonda per pensare in tutte le direzioni e si circondano spesso di persone concrete e pragmatiche. Paky Cuomo è per me un esempio di serietà e professionalità. In quasi trent’anni abbiamo condiviso tutto con rispetto, devozione e onestà con la certezza che, ogni volta che si spengono i riflettori, posso contare su di lui per la prossima sfida e il prossimo progetto.

E la mitica Hazel anch’ella tra i tuoi angeli custodi?
Quando la conobbi ventuno anni fa ero un pischello come si dice a Roma e lei vestiva i panni del supervisore di danza moderna. Si calò subito nel ruolo dell’insegnante e in breve la nostra collaborazione si tramutò in una grande amicizia che mi portò nel tempo a pensare a lei quale docente dei corsi di classico della mia scuola. Il suo background artistico di livello e il suo istrionismo ha portato le classi di classico della mia scuola ad un livello artistico molto alto. Così come essa non sarebbe la stessa senza Elena Francesca Spieza prima allieva poi assistente e ballerina e oggi insegnante dei corsi inferiori di danza classica.

Cosa ti aspetti da questo evento?
Spero che sia per tutti un punto di arrivo e di partenza, posso contare su un grande team.

Smetterai davvero di ballare nei saggi?
Si ma continuerò a danzare con la mia compagnia: il prossimo ottobre saremo in Argentina. Dopo trent’anni vorrei assaporare il gusto di godermi lo spetta- colo e vedere i miei allievi esibirsi: il saggio devono portarlo avanti loro.

C’è un sogno irrealizzato a cui pensi con rammarico?
Si, quello di non avere un teatro nella mia città in cui poter mettere a disposizione la mia esperienza artistica, quello che sto facendo nel mondo lo vorrei vivere a Castellammare.

Potessi tornare indietro cosa non rifaresti e dove oseresti di più?
Non mi pento di nulla perché la vita è un percorso che va vissuto come viene. Tanti allievi passati sotto il tuo osservatorio artistico fino ad oggi, cosa vuoi dire a questi ballerini? Oltre 4000 ragazzi sono orgoglioso di tutti, peccato per quelli che hanno mollato ad un passo ma li abbraccio tutti. Chi è Tony Martin nella vita privata? Uno che non ama la movida ma sa prendersi cura delle persone che ha accanto e cucinare per loro.

Acqua, vento, fuoco, aria cosa scegli?
Aria e Acqua sono gli elementi in cui sono me stesso.

La tua vita in sei parole…
Magica, irripetibile, entusiasmante, straziante ma unica

Cosa è per te la danza?
Per me la danza è un virus che invade la mia vita che si riempie di “Vita”.

Un saluto ai lettori stabiesi che hanno seguito la tua storia?
A tutti gli stabiesi mando un grande abbraccio virtuale per l’affetto e la passione con cui da sempre mi seguono. Di cuore vi auguro ogni bene e come voi vivo nella speranza che la nostra bella città possa tornare presto a rifiorire. Siamo orgogliosi di viverla.

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