La nostra inviata Rossana Partenope di Poce ha documentato quello che è il “the day after” del Vesuvio dopo i terribili roghi del 17 luglio: eccovi il suo reportage che riporta danni incalcolabili, imperizie gravissime e la volontà di chi ama la propria terra e non si arrende.

In che condizioni è la flora e la fauna in questo momento sul Vesuvio bruciato?
Gli incendi che hanno devastato quasi un terzo degli oltre 8.000 ettari del parco hanno interessato in maniera radicale le pinete del versante di Ercolano, Torre del Greco, Torre Annunziata e Boscotrecase, con danni ancora tutti da calcolare, portando alla luce anche le discariche abusive che si trovano lungo i sentieri principali di tutto il vulcano. La somma approssimativa è di cento milioni di euro; su quale base l’abbiano calcolata, non glielo so dire, perché certo in termini di ricostruzione di un ecosistema, questa cifra è semplicemente ridicola: occorrerebbe distinguere una volta per tutte il prezzo economico di un danno dal suo valore complessivo.
Altri danni incalcolati sono da registrare sul versante del Somma, ma nessun comune dell’area vesuviana è stato risparmiato e le immagini mostrano che gli incendi hanno drammaticamente incoronato tutto il parco nazionale. Il lavoro di ricerca è tutto da pianificare e occorreranno gli esperti e gli studiosi per valutare seriamente l’entità del disastro ambientale compiuto nelle settimane di luglio. Intere aree del Vesuvio sono un ammasso di alberi che a stento si tengono in piedi: un vero deserto grigio con le carcasse degli alberi. Basta guardare le foto per capire.

Voi cosa siete andati a fare domenica 23 luglio nelle aree in cui è stato appiccato il fuoco?
La seconda operazione di soccorso alla fauna del 23 luglio, è partita dall’azione dei volontari che già domenica 17, il giorno forse più importante per i roghi, si sono arrischiati per i sentieri della pineta tra Resina, Boscotrecase e Torre del Greco. E’ stata possibile una prima azione, organizzando sui social una rete di persone coordinate da coloro che abitano sotto le falde del monte: oltre a conoscere i percorsi più sicuri, i ragazzi di Torre, conoscono e amano l’intero Vesuvio. Così nelle due operazioni di “soccorso fauna” abbiamo portato ciotole, acqua, semi e frutta per creare delle zone in cui gli animali possano rifocillarsi e bere, su consiglio di alcuni esperti dell’università. Guardi, non siamo degli sprovveduti e non ci illudiamo di aver fatto azioni determinanti, ma solo di non essere stati inermi; la nostra azione semmai è esemplare sotto il profilo morale: mostra che tante persone sono disposte a reagire e ad associarsi per il bene della propria terra. Salire tra la cenere delle pinete è pericoloso, lo sappiamo, ma non abbiamo incontrato nessun ostacolo: né francamente alcun controllo. Se centinaia di testimoni portano le foto, e la loro diretta esperienza (i volontari sono arrivati da tutto il Golfo e anche oltre) possiamo mantenere alta l’attenzione e la vigilanza sul nostro Parco. Le foto hanno fatto il giro del mondo, e grazie a questo hanno smosso tante coscienze: più che salvare animali, è stato possibile attivare un motore potentissimo da sempre sottovalutato: il cuore. Quando il cuore dei napoletani è in moto – e per napoletani intendo tutto il golfo – non c’è scampo per nessuno. E il potere deve saper rispondere anche a questo. Deve imparare a rispondere delle proprie azioni.

C’è stato qualcosa che non vi aspettavate?
Nessuno di noi si aspettava la grigia desolazione delle pinete distrutte, il niente di polvere che abbiamo incontrato e attraversato a nostro rischio e pericolo, con le temperature infernali di questi giorni, e soprattutto, la sua immane estensione. I danni ingentissimi sono devastanti: il sottobosco, i sentieri, gli animali, tutto il paesaggio è diventato lunare e inospitale. Inoltre, la quantità di polvere e gli alberi indeboliti dalle fiamme, migliaia di alberi o quel che ne resta, corrono il rischio di diventare con le piogge una valanga che può minacciare gli abitati e le strutture a valle. In questo momento non bisogna sottovalutare che il terreno non ha più nessuna tenuta, e che anzi, le buche che si sono aperte sotto i nostri piedi, dalle radici ancora in fiamme domenica 23, sono il risultato di una mancanza statica che va ben oltre la superficie del suolo.

Nei prossimi mesi quali saranno gli ulteriori interventi dei volontari? Cosa succederà con l’arrivo dell’inverno e con le piogge, la neve?
Il tavolo volontario che si è creato, insieme a tante altre iniziative simili, è solo l’embrione del movimento civile che si dovrà attivare per il nostro territorio: il Vesuvio è un simbolo, ma tutta la Campania è stata martorizzata dai piromani. Abbiamo deciso di riunirci costantemente, ma è difficile capire cosa accadrà nelle prossime settimane, a partire dalle piogge se ci saranno (e quindi la stabilità di alcuni percorsi che già domenica 17 sono stati evitati per il rischio della caduta degli alberi), alla reale efficacia del nostro intervento, che è una goccia rispetto a quello che forse occorre per il Vesuvio e l’intera regione.
Come anticipato, il rischio idrogeologico è molto elevato. Il terreno instabile è pericolosissimo, e lave che da sempre fungono da sbarramenti naturali, e che in certi versanti hanno anche franto le fiamme salvando parti della pineta, certamente non basteranno a fermare i dissesti. Si sono aperti canaloni sui fianchi della montagna, e niente fermerà il fango e gli alberi caduti, se la furia delle acque dovesse abbattersi. Vede, occorrerebbe che gli Enti e i Comuni, capiscano che i cittadini vogliono partecipare alla ricostruzione del patrimonio comune e del loro simbolo, e che accelerino gli interventi, gli studi, le iniziative pubbliche, perché quanto è accaduto poggia le basi su una mentalità illegale che va ormai combattuta seriamente, senza se e senza ma. Ai piedi delle pinete sopravvissute ci sono rifiuti che lo Stato ignora e così l’Ente Parco: e gli sversamenti vanno controllati e puniti severamente. Come gli abusi edilizi.
Si potrebbero organizzare raccolte, e ci si meraviglierebbe di trovare carcasse, gomme di camion, e quintali di rifiuti di ogni tipo. La risposta non potrà essere come al solito la mancanza dei fondi: qui si tratta di una cecità che ignora che i cittadini e i volontari, sono il miglior presidio della nostra terra.
L’invito alle autorità è di sfruttarci al massimo come forza. Ci sono molti volontari che conoscono, documentano, fotografano e mappano la condizione del Vesuvio: basterebbe dare loro ascolto, come mai è stato fatto prima. E’ ora di cambiare rotta e di costruire una partecipazione al territorio che vada oltre i confini del singolo comune. Abbiamo volutamente evitato i sentieri presidiati, quelli più battuti e sorvegliati, e abbiamo anche mostrato che è possibile salire senza quei permessi: non ci piace essere illegali, né metterci a rischio, e questo occorre dirlo a grande forza.
Il Parco è grande è vero, ma l’unica azione che lo salverà sarà quella dei comuni cittadini che vi abitano, quelli sani, non collusi da interessi speculativi e diretti: questo i Comuni, lo Stato, la Regione, le Forze dell’Ordine devono riconoscerlo e rispettarlo.
Ci saranno certamente nuove azioni: valuteremo meglio se occorrerà portare ancora acqua nei punti che abbiamo scelto, ma certamente diversi artisti hanno dato la loro disponibilità a non dimenticare la tragedia del Vesuvio. Sono fotografi, anche di stampa estera, performers, danzatori e musicisti che saliranno sul vulcano e manifesteranno con l’arte la loro risposta all’incuria della nostra terra. E da più parti accademiche si è paventata la voglia di aprire incontri ai cittadini.

Quali specie si sono salvate e quali si suppone siano andate perse per sempre sui vari versanti andati al rogo?
Non essendo una esperta, non posso rispondere a queste domande: ma un intero ecosistema è stato messo a dura prova. Non si tratta tanto delle singole specie, quanto di un equilibrio intero che era andatosi formandosi negli anni: il sistema Somma-Vesuvio è un parco unico sulla terra, studiato dalle università e dai ricercatori, l’appello riguarda anche loro. Se possono, offrano il lavoro e aiutino i volontari nella formazione: occorre una nuova sensibilità ambientale.

Cosa possono fare i cittadini?
Possono e vogliono capire con tutta la trasparenza del caso, sia le cause che le modalità di intervento che gli organi preposti dovranno mettere in pratica. Consideri che già martedì 25 sono previste manifestazioni a Napoli, e altre ce ne sono già state: occorre che le autorità rispondano ai cittadini, perché quello che tutti abbiamo capito è che non c’era un piano per la gestione di una emergenza fin troppo prevedibile, e il disastro che abbiamo avuto sotto gli occhi, che la politica lo riconosca o no, o che tenti scuse superficiali, è da imputare alla mancata azione tempestiva dei soccorsi.
Noi siamo fiduciosi: da un grande male può nascere un grande bene. Un bene nuovo per questa terra che abbiamo distrutto, dagli sversamenti della Terra dei Fuochi, alle discariche e fino agli ultimi incendi che abbiamo subito. Il depauperamento del territorio, la biodiversità, il biocidio, sono ormai temi che dovrebbero innescare progetti di ogni sorta, educativi e fattivi, dalle scuole ai comuni.
E’ un dovere per ciascun abitante del Golfo, vegliare sul Vulcano e sulla propria terra, oggi più di prima.
E non è mai troppo tardi per reagire.

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