Coronavirus, “virUS Napule e po’ muor”.

Coronavirus, "virUS Napule e po' muor".

Al momento COVID-19 è più forte della scienza ma la scienza sta accelerando e nel frattempo? Sono trascorse all’incirca due settimane da quando gli italiani, con un decreto governativo, si sono ritrovati chiusi in casa. Di decreto in decreto le misure restrittive hanno confinato nelle 4 mura domestiche almeno l’80% della popolazione perché questo virus si è mostrato tutt’altro che banale.

© Pina Longobardi | Sei Agenzia

Questa è la prima pandemia in cui la rete è la vera protagonista, la sua forza è stata quelle di mettere in connessione il mondo intero aiutando medici, scienziati, statisti, economisti, aziende e persone comuni. Lato opposto della medaglia è sicuramente il proliferare delle fake news che, proprio come il nostro nemico COVID-19, seminano paura e confusione tra la gente oltre ad essere altamente contagiose. Il mondo virtuale è  talvolta crudele altre meraviglioso e in questi giorni, in cui la resilienza degli italiani è messa a dura prova, i creativi del web hanno partorito gag divertenti, canzoncine umoristiche, post satirici insomma di tutto e di più a dimostrazione che l’umorismo è la torcia lungo il tunnel in attesa della luce sul suo fondo. Su Twitter ad esempio l’account Amuchina™ Official ha collezionato nelle prime ore più di tremila “mi piace” alla battuta: «Salve, qualcuno mi cerca?». Nei gruppi whatsapp è un continuo scambiarsi video e barzellette, protagonista l’emergenza sanitaria.

“C’a Maronna t’accumagna” spopola la mascherina ideata da Massimo Argentiere

Dalle dissacranti amenità religiose, visto l’avvicinarsi della Pasqua, con l’affresco dell’Ultima Cena senza commensali o l’immagine di Gesù che dice “Quest’anno mi sa che non scendo – e qualcuno dalla Terra che risponde – mi sa che saliamo noi”, a quelli che prendono di mira il Papa che in una foto si sfiora la fronte e la vignetta esplicativa esprime il suo pensiero : «Ecco che cosa voleva dirmi la cinese!», si passa ad artistici fotomontaggi protagonisti svariati politici e a battute più leggere che regalano qualche sorriso come la meme che recita: “Mai avrei immaginato che un giorno avrei vietato ai miei genitori di uscire”. 

L’umorismo esorcizza la paura senza deprimerci ed ecco che qualche umorista digitale ci fa riflettere come gli italiani da popolo di artisti, santi e navigatori si è trasformato all’improvviso in un popolo di runner, cantatori di inni e cinofili appassionati delle lunghe passeggiate e chi parafrasando sopra l’hashtag #andràtuttobene esprime la propria solidarietà a chi in questi giorni sta a casa con moglie e suocera convivente. L’umorismo è forse il miglior antidoto alla prigionia, la psicologia in fondo ci ha insegnato che quando non possiamo intervenire sugli eventi di forza maggiore, possiamo trasformare i nostri sentimenti interni in modo tale da visualizzarli sotto un’altra ottica.  Dai momenti difficili escono meglio quelle persone che riescono a trasformare l’esperienza negativa in modo costruttivo. In questa prigionia forzata siamo costretti a rivalutare noi stessi, le persone che abbiamo accanto, i falsi nemici e i finti amici ma soprattutto i nostri sentimenti.  In questo momento la satira può sicuramente disturbare gli animi più sensibili, quelli che pensano alle persone decedute a causa dell’epidemia ma occorre riflettere che la paura e l’isolamento sociale spingono le persone a trovare “muri di gomma” su cui scaricare la tensione. Da questo evento ne usciremo tutti cambiati, profondamente diversi, forse migliori. Questa quarantena ci isola e contemporaneamente ci fa vivere un’esperienza sociale diversa. Siamo tutti a casa e il balcone di casa nostra assume un altro aspetto così come la strada del nostro quartiere, così come il cellulare e i gruppi di famiglia moltiplicatisi. C’è chi cucina, chi impara a conoscere meglio quei figli oltre i mille impegni di cui siamo subissati, chi si dedica ai propri hobby e chi trova in modo di aiutare sempre e comunque: il vicino anziano, il cane randagio, il bambino scocciato.

Alla fine tutto finirà e immaginiamo di salutare il signor “coronavirus” con un colorito detto napoletano che recita: “virUS Napule e po’ muori”.

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