Escalation di FEMMINCIDI, l’altra faccia del Coronavirus.

Escalation di FEMMINCIDI, l’altra faccia del Coronavirus.

Dott.ssa Anna Sepe Psicologa-Psicoterapeuta

10 marzo – Bolzano, madre 28enne accoltellata nella notte: arrestato 25enne. La vittima lo aveva già denunciato per stalking.
20 marzo – Brindisi, uccide la madre a coltellate: arrestato Andrea Asciano
25 marzo – Padova, massacrata dal marito in quarantena.

© Pina Longobardi | Sei Agenzia

Questi fatti di cronaca sono solo l’apice di un’escalation di femminicidi che, in questi giorni di chiusura forzata tra le pareti domestiche, si stanno verificando. Abbiamo chiesto alla dottoressa Anna Sepe, psicologa e psicoterapeuta di Castellammare di Stabia le donne maltrattate come possono difendersi, visto che sono spalle al muro in questo vicolo cieco denominato “quarantena”.

Dottoressa, perché ci sono uomini che usano violenza contro le donne?
Nella maggior parte dei casi parliamo di persone psicotiche, che non gestiscono la frustrazione e basta una tazzina fuori posto per far innalzare in loro l’asticella della rabbia ai massimi livelli. Durante la convivenza in genere il capro espiatorio su cui scaricare questa rabbia diventa la moglie, in certi casi anche i figli, di solito però la prole diventa spettatrice muta di certe scene di violenza, riportando poi traumi che li inseguiranno per tutta la vita.

In questo momento particolare, le donne come possono sottrarsi ai soprusi fisici ed emotivi?
È materialmente impossibile, consideri che il poter uscire di casa, andare anche solo a lavorare, offre la possibilità a questi soggetti di decomprimere in parte la loro rabbia interiore. Questa improvvisa privazione di libertà già in una persona normale arreca frustrazione, in uno psicotico il senso di privazione è enormemente amplificato. Essendo persone costantemente frustrate e insicure di sé, l’unico modo per rafforzare la loro autostima è ricorrere alla violenza. In questo momento nella coppia “vittima/carnefice” non esiste uno spiraglio che permetta di sfuggire o spostare l’attenzione per calmarsi.

Ci sono comportamenti che le donne devono utilizzare per difendersi se la situazione degenera?
In realtà non si sa mai quando possa degenerare, anzi la convivenza forzata crea più occasioni. In verità la vittima non è mai quella che scatena la rabbia ma essa è insita nel soggetto psicotico o gravemente disturbato. La scintilla può scattare in qualsiasi momento perché, generalmente, il maltrattante ha pretese assurde rispetto alla realtà e, quando si esaspera, scoppia la lite che può degenerare fino all’omicidio. In genere nell’ambiente circostante le urla, il fracasso possono spingere i vicini a chiamare le autorità, perché nel tempo hanno preso consapevolezza di queste violenze, ma difficilmente sporgono denuncia. Io consiglio a queste donne di DENUNCIARE tutto tramite i servizi dell’ordine o chiedere aiuto al 1522, numero gratuito del servizio pubblico della Presidenze del Consiglio-Dipartimento Pari Opportunità, attivo 24 ore su 24, che interagisce anche via chat, basta andare sulla pagina facebook o su messenger e digitare 1522 e potrete parlare con un operatore via chat. Qui a Castellammare, all’interno del commissariato di Polizia l’ispettrice Villani ha da poco aperto la “stanza di Imma”, in memoria di Imma Villani, uccisa barbaramente dal marito il 19 marzo 2018 a Boscoreale. Si tratta di una stanza dalle pareti tutte dipinte di rosa, molto accogliente e confortevole, dove le donne possono recarsi, assieme ai loro bambini, per denunciare i maltrattamenti che subiscono.
L’unica strada per smettere di soffrire è la denuncia, anche in questi giorni di quarantena, andate a denunciare alle autorità, forse il momento è proficuo perché è difficile allontanarsi da casa senza essere controllati e lo è anche per i maltrattanti. Inoltre, vi suggeriamo queste tre app che possono essere utili per chiedere aiuto:
1) Where Are U, l’applicazione ufficiale del 112, il numero europeo per l’intervento non solo delle Forze di Pubblica Sicurezza, ma anche di Vigili del Fuoco e Soccorso Sanitario.
2) App-Elles anch’essa si collega direttamente al 112 e a tre numeri di vostra conoscenza, ha inoltre l’abilità di camuffarsi e sfuggire agli occhi di chi vi controlla il cellulare.
3) S.h.a.w. un app disponibile in 12 lingue, dall’italiano all’inglese, dal tedesco al rumeno, al mandarino. Permette in questo modo a donne di diversa nazionalità di accedere alle sue funzioni.
Alla fine di tutta questa emergenza faremo la conta dei morti e dei feriti, il triste dato che dovremo aggiungere alle perdite causate dal COVID-19 sarà sicuramente quello dei femminicidi avvenuti in tutto il mondo a causa della permanenza forzata in casa.

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