Dalla terza guerra mondiale al corona virus come siamo manipolati dai media.

Dalla terza guerra mondiale al corona virus come siamo manipolati dai media.

Siamo aridi di autenticità, disperatamente bisognosi di emozioni vere, siamo tutti  impauriti dalle guerre e da virus, siamo la generazione senza identità.

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Il 2020 non è nemmeno iniziato e in meno di 60 giorni l’umanità ha fatto conto prima con la minaccia di una terza guerra mondiale e poi con l’incubo di una pandemia virale che improvvisamente ha fatto dimenticare al mondo gli scenari apocalittici di un conflitto globale.

Mentre il mondo se ne stava col fiato sospeso ad osservare l’evoluzione della crisi tra USA e Iran all’improvviso la Cina si ritrova al centro di un virus più letale a livello mediatico che per la scienza medica.

Che i mass media siano diventati grandi manipolatori è da un po’ che psicologi ed esperti di comunicazione lo dichiarano. L’attenzione degli individui viene costantemente condizionata nei propri fabbisogni e spostata, all’occorrenza, dalla politica alle pandemie, minando le nostre sicurezze, orientando i nostri gusti, fomentando le nostre ideologie e amplificando emozioni quali gioia, dolore, paura. Siamo tutti figli indifesi di una società che urla etichetta, sbrana e ci manipola attraverso instagram, tik tok, amigos, tinder e via di seguito. Destabilizzati ogni giorno da notizie che mandano in tilt tutte le nostre certezze. 

I media hanno cambiato il nostro cervello e soprattutto il nostro comportamento.

Più di un terzo della popolazione mondiale ha sviluppato la dipendenza da social quali Instagram, Facebook, Twitter, tanto da rendere necessario un adeguamento a tutti i livelli sociali ed economici. Dal registro elettronico scolastico ai gruppi su whatsapp di lavoro il social è imprescindibile, sconfina nel nostro privato, invade a tutte le ore ma SOPRATTUTTO ci fa vivere lo smartphone in maniera simbiotica. La cultura multitasking ha reso gli studenti di oggi meno curiosi di un tempo e anche meno capaci di immagazzinare informazioni. Sfatiamo il mito poi che chi dimentica le cose è più intelligente, siamo tutti vittime di un’enormità di passaggi virtuali e password da ricordare per fare anche semplicemente la spesa. Siamo talmente dipendenti dal questo mondo parallelo che dimenticare il cellulare a casa o in ufficio porta molte persone ad attraversare stadi dall’agitazione al panico. Il narcisismo virtuale è diventato il nostro peggior nemico. Studi in risonanza magnetica funzionale hanno dimostrato che i centri della ricompensa nel cervello sono più attivi quando, in una conversazione, stiamo parlando di noi, piuttosto che quando ci è chiesto di ascoltare. Ma se nelle chiacchierate faccia a faccia parliamo di noi stessi nel 30-40% delle volte, su Facebook è autocentrato l’80% dei post. Quando scriviamo di noi nel nostro cervello si libera dopamina, un neurotrasmettitore associato alle sensazioni di benessere: è come se il cervello in qualche modo ricompensasse il nostro egocentrismo a discapito della nostra identità!

Siamo la generazione senza identità, abbiamo smesso di pensare e di coltivare il pensiero individuale perché è molto più facile credere ad una fake news che ragionare. Un’umanità senza certezze vede i nemici nel musulmano con lo zainetto, nel nero con le Nike, nel cinese che tossisce quando in realtà l’unico nemico e lo smartphone tra le mani.

 

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